Comprare dischi a Londra

By onrepeat

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C’è una bella differenza tra comprare un disco su Internet, oppure farlo in un negozio. E c’è una bella differenza anche tra negozio e negozio. Un conto è andare a Londra e prendersi dei dischi al Virgin megastore, un conto è andare in uno di quei negozietti defilati che conservano una identità e un’aura che li rendono unici e irripetibili. Ad esempio il negozio Rough Trade, nato una trentina di anni fa in pieno (post)punk al 202 di Kensington Park Road, a Soho.
Il negozio è stato aperto da Geoff Travis con l’idea di creare un luogo dove si potessero “ascoltare dischi tutto il giorno senza che nessuno ti infastidisse troppo”. Prima si trovava in un luogo un po’ sordido che era crocevia di tutti gli alternativi, punkettini, rastafariani e tossici dell’epoca, oggi si trova in una traversa di Portobello Road, il colorato e multietnico mercatino di Nothing Hill, zona West London. Quella di cui dovrebbe fornire una buona colonna sonora The Good The Bad & The Queen, il progetto all stars di Damon Albarn che appunto vive da quelle parti.
Il negozio è al 130 Talbot Road, come dice l’insegna che sta sopra vetrina. Nella traversa dalla parte opposta – per dire – c’è anche il negozio di libri di viaggio reso celebre dal film con Hugh Grant e addirittura un murale che riproduce il volto emblematico del grande drammaturgo Samuel Beckett. Ci entri e trovi un negozio come te lo aspetti: caotico, pieno di volantini, manifesti, locandine di ogni tipo (di quel concerto dei Black Flag, dei Cramps, dei Sex Pistols), post it di ragazzi che cercano un batterista per la band e pensi che magari saranno proprio loro i nuovi (tipo) Arctic Monkeys. Poi i cd, naturalmente. E i vinili, roba vecchia come lp dei Fall, degli Young Marble Giant, dei Virgin Prunes: nella Loonely Planet di Londra viene indicato come negozio per inguaribili nostalgici che ancora non si capacitano dell’avvento del cd, ma in realtà il negozio ha un pubblico eterogeneo, al passo coi tempi.
È un negozio ancora oggi cool, con una sua impronta ed una estetica informale che rimane sinonimo di indie rock in Inghilterra, un luogo dove valgono segni trasversali di appartenenza ad una sottocultura, seppure meno forte rispetto a prima. Dentro capita di imbattersi in ragazzi con giacchette e maglioncini a righe colorate, con i jeans stretti e le all stars ai piedi. Ci si reca lì per acquistare l’ultimo numero di Plan B, la rivista di riferimento del nuovo indie cresciuto con i blog, Pitchfork e Soulseek. Come da tradizione, del resto, dato che già alla fine dei Settanta sul bancone del negozio si trovavano pile di riviste, fanzine. E si trovano gli ultimi Lp dell’etichetta, nata dal negozio come regola aurea delle etichette do it yourself, collettiviste, indie, di periodo punk e post-punk. Roba non proprio ininfluente per la musica di oggi: Antony, Sufjan Stevens, Fiery Furnaces, Arcade Fire, Strokes, Low, nuovi fenomeni di culto come i Long Blondes, gli Hidden Cameras. (continua)

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2 Risposte a “Comprare dischi a Londra”

  1. mattia Dice:

    Finalmente l’articolo che aspettavo!! Molto carino, ma sarà a puntate? ovvero è prevista un altra parte dell’articolo per parlare degli altri.. Sto progettando un ritorno a londra, per fare un nuovo pellegrinaggio nei luoghi musicali. e questa volta mi porterò via qualcosina in più…
    Che nostalgia…

  2. onrepeat Dice:

    eh, che nostalgia, già… ma sai che la rough trade apre una specie di megastore? comunque non è a puntate. c’è scritto “continua”, ma c’è un link che porta ad un altro sito dove c’è il resto dell’articolo. volevo parlare solo di rough trade e sound of the universe

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