L’etichetta? È qui, nell’Isola. Il caso Here I Stay Records

his.jpgSe provi a capire chi comanda, ti viene risposto: nessuno. C’è una divisione dei lavori molto informale: c’è chi si occupa dell’ufficio stampa, chi di aggiornare il sito o il myspace, chi dei rapporti con i locali. La Here I Stay è un’etichetta discografica che funziona proprio come un collettivo, messo su da una decina di ragazzi al di sotto dei trent’anni che cercavano uno sbocco per pubblicare un disco. La label nasce nel giugno dell’anno scorso tra Guspini e Cagliari con il battesimo della prima uscita della label, l’omonimo disco d’esordio dei Golfclvb, nove tracce tirate e nervose che dialogano con l’attualità musicale (post-punk, in primo luogo): voci isteriche, ritmiche serrate, chitarre essenziali e secche, bassi in bella vista. La seconda invece risale a un paio di mesi fa, per l’esattezza al disco omonimo (in Italia distribuito da Wallace) dei Plasma Expander: spigolosi e sperimentali, in bilico tra avant-blues, dilatazioni postrock, noise deragliante.
Here I Stay, “Io sto qui”, che vuol dire in un certo senso fare di necessità virtù, prendere atto del fatto che la Sardegna ha dei limiti geografici e provare, rimanendo nell’Isola, a creare una rete che permetta di dare alle band possibilità di farsi strada. “C’era la volontà di uscire fuori dallo stato d’isolamento che c’è qui, anche con la musica”, spiega Stefano Lo Piccolo, batterista dei Golfclvb. “La ragione principale era non disperdere i talenti che erano emersi negli ultimi anni. Tutti i gruppi della label sono di gente che suona da anni, e bene o male ci conoscevamo tutti”, aggiunge Mirco Pilloni, chitarra e voce dei June. Band che da tempo cercavano un contratto o un modo per emergere, e alla fine in nome del do it yourself o anche (prosaicamente) della necessità, si sono messi insieme creando un marchio nuovo. Ogni volta che esce un disco i soldi li tirano fuori tutti, facendo la colletta. “Siamo lavoratori o studenti e dato che pubblicare dischi costa questa per ora è l’unica soluzione”, spiegano. Intanto però qualche passo avanti lo si sta facendo. La stampa di settore ha cominciato ad occuparsi di loro, con buoni riscontri. I Plasma e i Golfclvb hanno compiuto delle tournée che li hanno portati in giro per l’Italia, fino anche in Germania. Poi nel giro di un paio di mesi usciranno due nuovi dischi, di cui sono già pronti i master. Il primo sarà Happy Boys Cry Loud dei June, una band che fa un pop colorato e malinconico che sta a metà strada tra i Belle and Sebastian, i Love e i Beach Boys, ma con una evoluzione che li sta portando ad esaltare maggiormente un lato più psichedelico, dilatato. L’altro è Vanvera, un onemanband polistrumentista di Villacidro che può ricordare il tipo di cantautorato di un Nick Cave, Tom Waits, Leonard Cohen e che vede la partecipazione in alcune tracce nientemeno che di Giorgio Canali. Ma entro il 2007 usciranno anche i Trees of Mint (Francesco Serra con Andrea Siddu, anche batteria dei Plasma) e Stefano Calisti, cantautore oristanese tra psichedelia e melodia. Come si vede la proposta è molto eterogenea. Spesso le indie si creano una nicchia identificandosi con un suono, un’attitudine, un’idea. Nel loro caso questo manca. Spiegano: “l’unico requisito è che il disco piaccia a tutti!”.
[Andrea Tramonte, pubblicato oggi 23/03/2007 ne Il Sardegna]

2 Risposte to “L’etichetta? È qui, nell’Isola. Il caso Here I Stay Records”

  1. tostoini Says:

    e poi quella giraffa psicopatica del logo ha una faccia così simpatica..

  2. Timbrosonoro Says:

    Visitate il nostro space……

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