Intervista ai Marta Sui Tubi

[Un’intervista ai Marta Sui Tubi fatta l’anno scorso per il giornale, in occasione del loro concerto cagliaritano, al poetto. Questa è la versione uscita su carta: ne avevo una più lunga ma non la trovo più, mannaggia. Un peccato visto che la telefonica era durata una cinquantina di minuti…]

marta-sui-tubi.jpgI Marta Sui tubi sono una band strana, e talvolta non sai bene come prenderli: riescono a citare il migliore avant folk e a far cantare in una propria band Bobby Solo, dichiarare amore a Modugno e alla tradizione melodica italiana riuscendo al contempo ad aggiornarne il linguaggio con devozione e irriverenza, cazzeggiano un po’ e poi spingono il loro pathos dalle parti di certo grunge. Mentre dal vivo spingono su un lato più folk-punk, accentuando istrionismi strumentali e vocali e dando prova di grandissima perizia tecnica. Sono simpatici ragazzi siciliani che vivono a Milano e che rappresentano una delle novità più rilevanti del nuovo indie italiano, grazie a due album (Muscoli e Dei e C’è Gente che Deve Dormire, entrambi per Electric Circus) che rappresentano, molto semplicemente, alcune delle cose migliori sentite negli ultimi anni. Ne abbiamo parlato con Giovanni Gulino, il cantante.
Nella vostra musica ci sono cose molto diverse, quasi inconciliabili. Volè ad esempio ha un tessuto di chitarra alla Gastr del Sol, però certi aspetti emozionali sono “da Pearl Jam”.

Beh, le cose alla Gastr del Sol vengono dal chitarrista, Carmelo Pipitone (ma lui è più bravo di Jim O’Rourke!). Quanto ai Pearl Jam, a me non piacciono molto quindi non saprei. Certo da ragazzino ho ascoltato molto grunge come Soundgarden, quindi qualcosa deve essere rimasto.

Ma qual è l’elemento di sintesi, l’alchimia Marta Sui Tubi?

Ci sono due aspetti, magari in contrapposizione: l’estrosità del chitarrista e la melodia. Spesso non riesco a stargli dietro, a Carmelo. Però cerco sempre di convertire le sue stranezze strumentali in modo da raggiungere la forma canzone.

Cosa vi piace di più della tradizione melodica italiana?

Nei nostri concerti citiamo spesso pezzi di Nico Fidenco, di Ciampi, di Tenco. Non facciamo vere cover ma solo qualche accenno per collegarci alle nostre canzoni. Io sono molto legato alla musica italiana. Ad esempio amo moltissimo Domenico Modugno.

E gli Area? A volte il loro nome viene tirato in ballo.

È stato l’unico gruppo italiano ad andare oltre la forma canzone con suite strane, deliranti. Però penso che ci siano cose migliori da scoprire della musica italiana, più sulle mie corde. Certo, è un onore se ti associano agli Area (meglio che a Nino D’Angelo, insomma!) però non mi convincono fino in fondo. Il loro limite è che si basavano solo sull’aspetto straniante, spiazzante della musica. Non sono mai andato matto per le melodie psichedeliche. Agli Area preferisco Modugno!

Però nell’ultimo album un po’ di psichedelia c’è…

Eh, negli ultimi tempi ci siamo dedicati alle droghe leggere… Scherzo, durante il lavoro abbiamo dilatato la struttura dei pezzi e dilatando, dilatando abbiamo finito col mettere qualche elemento di psichedelia ispirandoci ai Pink Floyd. Ma erano i pezzi che lo richiedevano, noi li abbiamo solo assecondati. Alla fine quello che conta è cagarlo fuori, il pezzo!

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