Faccio mea culpa sul blog…

Questo blog nelle ultime due settimane circa ha perso un po’ di vitalità. Me ne rendo conto, eppure dovrebbe essere aggiornato ogni giorno, con segnalazioni, recensioni, video. Faccio mea culpa: dovrebbe essere proprio così. Ma ci sono dei motivi.
Il primo è che non mi piace più la grafica. Come avete visto l’ho cambiata, ma è una soluzione provvisoria perché nemmeno questa mi piace granché. Uno dice, si vabbé allora modificala. Sapendola modificare lo farei molto volentieri…
Il secondo è che vorrei fare l’update. Mi interessa, come dicevo tempo fa, sviluppare il discorso di un On Repeat che riesca a mescolare i diversi linguaggi, a sfruttare tutte le possibilità che offre la rete, integrando il programma – e relativo blog – con video fatti da noi, per documentare quello che avviene a Cagliari (e provincia) a livello musicale. C’è stato chi ha dato la sua disponibilità, ma forse sarebbe ora di passare all’azione. Ed è quel passo in più che mi ha reso dubbioso. Però, è ora di cominciare.
Il terzo è che sono stato impegnato (dico, si può, no?).
Il quarto è che ho un bel po’ di recensioni bloccate in attesa di essere pubblicate altrove. Vi segnalo quella di Drums and Guns dei Low, pubblicata qui. E anche questa dei Clap Your Hands Say Yeah, pubblicata tempo fa qui. Ma ne ho un bel po’ ancora (Deerhoof, Fall, Cocorosie, Blonde Redhead, Maximo Park, !!!, LCD Soundsystem ecc ecc).
Il quinto è che ci sono stati pochi articoli di giornale pubblicabili qui su On Repeat (se vi interessa, qui sto rifacendo un archivio di miei articoli non musicali. Presto ci saranno anche un po’ di interviste a scrittori sardi, tutte le mie interviste in generale, gli articoli di maggior respiro e così via).
Ma ora si riparte. Giuro.

22 Risposte to “Faccio mea culpa sul blog…”

  1. Ciusseppe Says:

    Caro Andrea,
    se proprio vuoi saperlo, molto spassionatamente, mi piaceva la vecchia versione grafica. Veramente.
    Per questo, sulla tua scia, ho provato ad aprire un blog su wordpress ma come al solito la mancanza di tempo difficilmente si coniuga con l’aggiornamento dei sistemi informatici.
    Poi. Il lettore medio, seppur appassionato di musica, ha sempre meno tempo e diventa superficiale e casuale. Per questo non ti curar se chi frequenta i blog non lascia segni del proprio passaggio, è solo un fenomeno di questi tempi moderni. Quanti blog esistono? Esattamente uno per ogni mail esistente. Valuta poi la disabitudine alle conversazioni telefoniche, proprio in questo periodo dove tutti posseggono un cellulare e diventa istantaneo contattarsi, ma forse è molto più veloce usare le mail o gli sms, non trovi?
    Nessuna mea culpa, continua con immutato entusiasmo, c’è chi ti segue.

  2. Ciusseppe Says:

    A proposito, giusto per confrontarsi, consiglio vivamente un paio di blog che a mio avviso meritano per davvero:
    http://www.indiefordummies.blogspot.com/
    http://enver.splinder.com/
    http://thereisnoending.blogspot.com/

    giuseppe, quello di popeye

  3. onrepeat Says:

    grazie “ciuseppe”. comunque la grafica è temporanea, al più presto dovrei cambiarla di nuovo… è vero, il lettore diventa sempre più veloce, quindi bisogna offrire dei contenuti adeguati. certo non post lunghissimi, ma magari link, video, recensioni brevi, segnalazioni – cioé mettere insieme un po’ di cose. solo che nell’ultimo periodo l’ho fatto di meno perché c’è stato un calo di entusiasmo fisiologico… sto scoprendo invece il fascino di myspace: perché non fai anche tu quello di pop-eye (e di desvelos)?

  4. Ciusseppe Says:

    A dire la verità sto provando ad allestire il myspace di desvelos ovvero myspace.com/desvelosrecords.com – molto embrionale e spartano, per i motivi elencati nel primo mio commento.
    La verità è che, facendo di necessità virtù, la tecnologia corre veloce e non le si riesce a starle al passo. Un po’ come dire, che chi non ha il cellulare è OUT. Ecco, Desvelos è OUT perchè non ha myspace🙂 e siccome tutti corrono verso la digitalizzazione estrema della musica, io continuo a stampare cd, pochi ma buoni e per quanto mi riguarda (rispetto cmq la volontà dell’artista) non li metterò neppure sui vari itunes et similia. Pensa che la prossima uscita di Desvelos, a costo di rimanere in magazzino, corre il rischio di uscire in vinile!!! Dì la verità Andrea, neppure tu possiedi un “giradischi”?

  5. Ciusseppe Says:

    errata corrige: http://www.myspace.com/desvelosrecords e basta…

  6. Davide Says:

    Mi unisco a Ciusseppe nel dire che anche a me piaceva molto la vecchia grafica. Semplice, immediata, funzionale.
    Anche questa mi piace comunque (un pò meno). Non so quale veste tu voglia dare al blog ma dopotutto posso assicurarti che per il lettore medio (che ha sempre meno tempo e diventa superficiale e casuale, e nel quale mi identifico totalmente) la forma è solo cornice; per il feedreader i template non esistono; il contenuto è ciò che ci interessa veramente.
    Per quanto riguarda il calo di entusiasmo, già l’hai detto te che è fisiologico. E’ capitato spesso anche a me – incluse le volte in cui ho tentato di aprire un blog, chiudendolo con indifferenza solo pochi giorni dopo: troppo impegnativo tenerlo in vita… – tu sei partito alla grande, il blog (super-accessoriato tra l’altro: da tehnorati alla licenza CC) sin dai primi giorni traboccava di post e di segnalazioni molto valide, ora un certo rallentamento è dovuto.
    Tra l’altro, è solo una mia impressione o, come il tuo blog, anche il 2007 è partito scoppiettante e ora un pò si adagia? Musicalmente parlando, intendo. (forse è colpa delle advance online.)
    per quanto riguarda il discorso On Repeat Video, l’idea è intrigante e come hai detto giustamente tu, una specie di upgrade naturale del blog… forse però è ancora un pò troppo presto? perchè prima ci vuole un pò di passaparola, anche un pò di networking se vogliamo… forse il blog stesso ora deve solamente crescere un pò.

    tutto questo è solo il mio semplice / opinabile parere. (in un commento già troppo lungo…)
    sino a qui comunque tutto bene eh! secondo me stai facendo un gran bel lavoro.

  7. onrepeat Says:

    @ Giuseppe: scusa, ma hai un myspace e non me lo dici?! ti ho già “addato”. secondo me non si tratta di essere “out” se non si ha myspace (o se non si mettono le canzoni su itunes). si tratta semplicemente di prendere quello che di buono offrono le nuove tecnologie. io non ho un giradischi e non sento il bisogno di averlo. ho ventiquattro anni e per me napster è stato un momento fondativo, che mi ha permesso di scoprire musica che non avrei mai scoperto nemmeno in duemila anni, pagando venti euro a cd. uso l’ipod, il computer, anche uno stereo. sono cresciuto nel culto delle cassettine, al limite. più in generale, far ascoltare la musica online, consentire alle persone di scaricare qualche mp3, permettere di acquistare un disco da negozi come itunes, usare tecniche di marketing virale, sono tutti strumenti che possono dare i loro frutti per crescere, fari girare di più la propria musica. poi nel caso ci si può fare un bel dibattito in radio, no?
    @ davide: ti assumo (senza paga, naturalmente😉 ) come consulente, perché mi sembra che mastichi un po’ di come funziona il web… mi sembra acuta anche la tua osservazione sul 2007. proprio poco fa riflettevo sul fatto che le uscite più importanti le abbiamo già digerite da tempo, anche quelle che non sono ancora uscite (Sky blu sky dei wilco, ad esempio). e in generale fioccano una marea di dischi buoni, discreti, ma non in grado di imprimersi davvero. me ne accorgo leggendo blow up, ad esempio: c’è davvero molto poco che mi incuriosisca, mentre l’anno scorso, due anni fa, tre anni fa, ogni mese mi scaricavo davvero una marea di album. stavolta: blonde redhead, disco discreto. arctic monkeys, perché mi sembra il momento di andare al di là dello snobismo anti-hype. maximo park, buon disco che si perde sul finale. cocorosie, brutto brutto brutto. modest mouse, discreto. ma tutti questi – va da sé – li conoscevo già da un po’. insomma, forse è la stanca generale verso la musica di questi mesi e il fatto che abbiamo già bruciato in fretta le cose migliori, che ha portato allo stallo…
    (cacchio, commenti lunghi e bella discussione!)

  8. Ciusseppe Says:

    Partiamo dal fondo: l’idea di un collettore ai contenuti e alle esperienze musicali sarde è sempre esistito sotto molteplici forme, che fosse radio (suoni incantina prima e suoniDIcantina poi, dump prima e popeye poi, la mia fanzina online e cartacea ABITSEDEA (1996), la factory di catinari, il Jazzino e giovedì rock – giornalino compreso, la trasmissione di pierpaolo abis su telesetar, le varie iniziative di paula pitzalis, rocksa, rockers) e potrei stare ore ed ore a parlarne.
    Tutte queste belle cose hanno avuto ed avranno un inizio, un decorso e una fine, avete detto bene: è fisiologico.
    Ora i blog degni di nota ed aggiornati sono davvero tanti (poco più su ne ho citato casualmente tre che frequento giusto due volte al mese), le mail che ricevo sono centinaia, pure gli sms, da quando ho myspace, non conto le richieste di contatti; ma riassumo tutto in una sola parola: IN_FLA_ZIO_NE.
    La soluzione: non c’è, ma come per ogni cosa: chi l’ha dura la vince.
    Quando è nata Desvelos, nel 2002, credo esistesse solo la Wild*uck peraltro fermatasi da tempo. Poi è nata la tajrà, la zahr, la k-factor, ora la hereIstay e quante altre ancora verranno?
    Per selezione naturale c’è chi smetterà e chi comincerà, è il ciclo vitale. Spero solo che, in entrambi i casi nessuno abbia la pretesa di essere egocentrica e presuntuosa.

    Poi,
    a proposito dei botti di inizio anno, oramai non riesco più a contare le uscite, ma certamente non chiedetemi quale siano quelle più belle. Cito GoodBadQueen o Beirut solo perchè ho avuto modo di approfondire gli ascolti, ma sotto sotto non c’è niente di nuovo sul fronte occidentale: i primi sono molto BLUR i secondi molto BREGOVIC+YANNTIERSEN.
    Gli anni 80 sono stati una specie di big bang (cure, depeche mode, u2, smiths, ecc) I 90 hanno capitalizzato l’esperienza precedente (blur, radiohead, badseeds, ecc) cosa davvero ha odore di nuovo in questi anni zero? leggete i nomi tra parentesi e citatemi un VERO NOME NUOVO che sta sconquassando le vostre budella: ZERO come gli anni ZERO. solo l’onda lunga di quelle esperienze precedenti
    e in italia? anni 80=litfiba+cccp+diaframma+ecc anni 90=marlenekuntz+afterhours+casinoroyale+bluvertigo+ecc e nel duemila?
    non certo offlaga (peraltro amici intimi e mancata uscita su desvelos), o i marta sui tubi o i baustelle, no davvero grazie!!!

    Infine,
    caro Davide, colgo la palla al balzo per chiederti se vuoi personalizzarmi lo spazio Myspace, giusto per la giusta cautela e amore dell’ordine tipica di chi invita gente a casa🙂

    g.

    p.s.
    andrea, sei giovane e forte, hai idee e sei preparato, ma per piacere, comprati un giradischi!!!

  9. onrepeat Says:

    spero che non ti riferissi a me per egocentrico e presuntuoso… quello che credo non è che manchi un centro propulsore della scena rock sarda – quello non è nemmeno necessario che esista, e perché mai, poi? – semplicemente uno spazio che faccia da collettore di contenuti diversi: audio, video, blog ecc per raccontare quello che accade da queste parti. poi, magari avrà il suo ciclo naturale, ma lo vorrei fare. uno spazio come questo sul web non esiste, mi sembra. senza per questo voler sminuire il lavoro di altri, in altri campi (musicisti, promoter, discografici, gestori di locali, altri giornalisti, altre trasmissioni e spero di non dimenticarmi altre figure). io scrivo in un quotidiano e faccio una trasmissione che ha poche settimane, niente di più. ma forse ci siamo intesi male.

    riguardo la musica degli anni zero, credo che siano uscite molte cose interessanti, alcuni capolavori, artisti necessari. te ne cito alcuni: Lcd soundsystem, wilco, liars, white stripes, Sufjan Stevens, Animal Collective, Antony, Devendra Banhart, Tv on the radio, tra i fenomeni più duraturi. poi innumerevoli album di artisti che poi magari sono scomparsi, mentre gli album sono rimasti. e artisti che vengono dagli anni novanta – tantissimi, ancora vitali negli anni zero. anche il disco di beirut è splendido. credo che sia naturale essere legati al tempo della propria formazione musicale. per me certi anni novanta (quelli del post-rock, del cantautorato alternativo americano, del lo-fi, dell’indie pop) sono indimenticabili. come lo è il periodo tra il ’78 e l’84, in america e inghilterra, con la maggior parte dei dischi che preferisco – per quanto non lo abbia vissuto. però mi piace scovare ogni mese dischi nuovi di cui infatuarmi. anche se magari gli anni zero sono meno rivoluzionari degli anni novanta.
    (https://onrepeat.wordpress.com/2007/03/07/von-sudenfed-ovvero-mark-e-smith-mouse-on-mars/) lì ci sono un po’ di charts mie. le mie classifiche di questi anni, insomma!
    a presto!

  10. onrepeat Says:

    aggiungo, per precisare ancora meglio il mio pensiero per non essere frainteso, che la mia idea è uno spazio “sardo” sul web che permetta: di ascoltare e scaricare alcune trasmissioni radiofoniche, come questa (e anche pop-eye, se tu volessi), che permetta di essere sempre informati sulle band che si muovono da queste parti, dando la possibilità anche di ascoltare in streaming, o scaricare in mp3. che documenti attraverso video – fatti artigianalmente, ma montati come un servizio giornalistico tv – concerti di band sarde in locali sardi, o anche di band non sarde che vengono qui a suonare (ovviamente). questo intendo dire che non c’è.😉

  11. Ciusseppe Says:

    la presunzione e l’egocentrismo si riferivano al discorso sulle etichette, soprattutto quelle superstiti… non certo su di te! ! !
    per quanto concerne il polo unico che raccolga i segnali del microcosmo sardo, ben venga sia onrepeat, ma non dimenticare l’enunciato di questo post: il blog esiste ma non tutti evidentemente lo frequentano o lo popolano con interventi, e non credo esista nessuno che possa spiegarti il perchè.
    per la succitata inflazione di siti, trasmissioni, bands, etichette, pubblicazioni, si instaura in ognuno di noi una specie di indolenza tale da non rispondere a queste onorevoli chiamate!

    io sono zeppo di registrazioni live, foto, testimonianze, ripeto, per questioni anagrafiche almeno risalenti ad un ventennio, ma da qui a sbobinare, convertire, trasformare e pubblicare ci passa davvero un sacco di tempo!!! e non per cattiva disponibilità…

    infine, credo di avere tutti i dischi che hai citato, molti dei quali lasciati “a prender polvere”, ma non riesco ad intravvederne uno che rimanga ai posteri come i succitati cure, depeche, u2, radiohead o fenomeni simili…

  12. stefano Says:

    Io voglio fare i complimenti ad Andrea che si sbatte da bravo (e vero) appassionato di musica, indipendente dai mezzi. A perer mio uno dei pochissimi giornalisti in sardegna realmente attento a ciò che si muove nel sottosuolo. Bravo, continua cosi, piano piano qualcuno si sveglia.

  13. Davide Says:

    iPod is the new giradischi!
    🙂

    Nemmeno io ho un giradischi. Ma di anni ne ho 21 per cui forse sarebbe meglio dire: “i miei non hanno un giradischi”. Perchè se loro ne togliessero uno da qualche soffitta polverosa, è chiaro che ci giocherei un pò. Ma comprarne uno ora sarebbe… volevo dire anacronistico, ma forse suona troppo presuntuoso. Diciamo “da puristi”.

    Riguardo agli anni 00, mi trovo d’accordo sia con Ciusseppe che con Andrea – è vero che sono uscite tante cose belle e interessanti, ed è altrettanto vero che niente sembra più lasciare un segno profondo, uno squarcio netto nella tradizione (come sembrò potessero ad esempio il post-punk negli anni ’80 o la scena di Seattle un decennio dopo). Ma il punto secondo me è: ci sono i presupposti perchè qualcuno possa lasciarlo, questo segno profondo? Ci sono i presupposti perchè una personalità / un cantante / un gruppo, o persino un movimento possano avere un’influenza massiccia sull’intera scena mondiale? Pensate proprio alla parabola di Napster, al P2P, e ora ad iTunes, l’iPod e a tutto il relativismo musicale che ne deriva. Il punto sta proprio qui: ora possiamo avere tutto, subito, e di più; potrò anche ascoltare l’album del secolo, ma appena un secondo dopo ci sarà sempre qualcos’altro che mi piace di più. Per cui forse in fin dei conti non ne vale nemmeno la pena di chiedersi quale sia “un VERO NOME NUOVO che sta sconquassando le vostre budella” in questi anni ’00: le cose buone ci sono oggi come c’erano prima, solo che oggi trovi meno gente a correre dietro agli isterismi del “miglior disco / cantante / voce del decennio”. (e infatti, alla fine dell’anno, qualsiasi blogger che si proponga di stilare una classifica dei dischi migliori non riesce a snocciolare meno di 10-15 titoli…)

    Per dire, se devo pensare a qualcuno di davvero originale, qualche nome dopo un pò mi viene, ad esempio gli Xiu Xiu; eppure chi si sognerebbe, oggi, di glorificare le loro prime cose almeno un terzo di quanto fu glorificato qualche tempo fa OK Computer, assurto a disco-perno degli anni ’90 e considerato come il disco che ha spinto ancora un pò più in là i confini del rock?

    Detto questo (e come sempre il commento è già troppo lungo: scusate), devo riconoscere che forse gli anni ’00 qualche anno fa promettevano molto bene, forse troppo; per me si sono aperti con Ágætis Byrjun dei Sigur Rós, più che un disco un’illuminazione (lo amo ancora in modo viscerale) e devo dire che dal ’99 ad oggi sono stati ben pochi i dischi che, almeno per me personalmente, hanno raggiunto simili vette. Ma forse è davvero un discorso troppo personale. Dunque qui chiudo… E vado a studiare, che non di sola musica posso vivere!

    [riguardo MySpace e il web: non ne mastico poi così tanto… diciamo che sono bravo nella nobile arte di “parlare dando l’impressione di saperne molto più di quanto ne so”, l’ho imparata al liceo e continuo ad affinarla all’Università. ma se qualcuno ha bisogno di aiuto sarei lieto di dare una mano]

  14. onrepeat Says:

    E dire che mi lamentavo giusto della stanchezza di questo blog…
    Davide, la chiave di lettura è giusta. Il punto non è cercare la novità, perché il “suono in cui viviamo” va ravvisato proprio nella capacità di creare accostamenti originali di cose già esistenti. Gli LCD Soundsystem ad esempio sono grandi perché sono riusciti a fare una sintesi “alta” di cose già note. Talking Heads, punk funk, krautrock, Fall, house, techno. Spingendole sia su un piano sperimentale, sia in una chiave pop. è per questo che Sound of Silver – lo dico fin da ora – sarà disco dell’anno per molti (per me, forse, e di sicuro per Pitchfork). Anche gli Xiu Xiu, che citi come esempio di originalità e che io amo moltissimo, fanno una cosa simile in ambiti diversi. Devendra Banhart, che ha tirato fuori dei dischi assolutamente fondamentali, suonava nel 2004 – come è stato detto – prewar folk, ma attualissimo.
    E il fatto che oggi si suoni così dipende tra l’altro proprio dalla possibilità che c’è stata di scaricare gratis cose diverse sul piano musicale e temporale, seguendo solo il filo della propria curiosità e della propria idiosincrasia. Io personalmente sono nato in questo laicismo musicale (dopo il periodo grunge ho installato napster, e ci sono stati subito dopo i pere ubu, i can, i joy division, gli slint, i black heart procession, i pixies, i sonic youth: come si vede cose molto diverse) e mi ci trovo bene!
    p.s. stefano, ti ringrazio

  15. theorius Says:

    rendo grazie a Giuseppe per l’indicazione. SI sta bene qua, vedo che sono persone competenti ed appassionate a parlare. Big up

    enver

  16. theorius Says:

    ps Andrea? ma scrivi su E Polis? toh che coincidenza… 🙂

    enrico veronese / il venezia

  17. Marco Says:

    Un saluto a tutti! posso inserirmi in questa ottima discussione?
    Mi piace il tuo entusiasmo musicale Andrea, mi ricorda il mio di 20 anni fa… e per i miei LP [ non è da puristi Davide, prova a meneggiarne un paio, è proprio un’altra cosa! Concordo con Giuseppe, compratevi un giradischi😉 ]
    Anche per me, giunto ai 40, è sempre più difficile non cogliere del già sentito nelle nuove produzioni. Questo ultimo decennio mi sono entusiasmato solo per i Beta Band e i Radiohead da KidA (oltre che commuovermi per Antohny & The Johnsons). In Italia Moltheni e Filippo Gatti.
    Comunque frugando qualcuno che meriti ogni tanto si scopre: ora sono mezzo fulminato dagli Odawas.
    Il “guaio” rispetto agli anni ’70-’80 è che, oltre ad essere più inclini all’usa e getta come coglie Davide, sono passati circa 30 anni in cui si è suonato di tutto… o quasi (diamo una speranza al futuro!)

  18. onrepeat Says:

    ciao marco, intanto benvenuto da queste parti! come piccolo contributo alla “rivalutazione” di questo decennio, ti consiglio di ascoltare Yankee Foxtrot Hotel dei Wilco. è uscito nel 2002 e rappresenta il cortocircuito tra canzone americana e spinte avant. è un disco splendido che in questo decennio sta dietro solo ad amnesiac dei radiohead (io preferisco amnesiac, anche se kid a ha una importanza oggettivamente maggiore). ma dischi (e artisti) ce ne sarebbero tanti. poi dipende anche dai gusti di ciascuno, nel senso che spesso le novità più interessanti ed eccitanti non vengono dal mondo del “rock” in senso proprio, ma magari da ambiti più d’avanguardia, o da certo hip hop, o da certa elettronica, o comunque dagli ambienti musicali più contaminati. ma dato che escono un migliaio di dischi al mese, è difficile scovarli… O comunque bisogna essere inclini a mettere in discussione i propri gusti. E di buono gli anni zero hanno questo, secondo me: proprio il fatto che si ascolta senza pregiudizi più o meno qualunque cosa (anche se poi ciascuno ha i suoi gusti, ovviamente).
    (Per il giradischi vediamo, a casa ce l’ho anche, ma è rotto!)

  19. Marco Says:

    Sì, mi sono appuntato il disco dei Wilco di cui ieri ho sentito la tua appassionata arringa😎 (in effetti mi manca). Poi, ovvio, tutto è degustibus; il mio preferito dei Radiohead è Hail To The Thief dove trovo si sia armonizzato e compiuto il percorso intrapreso con KidA e sviluppato ancor meglio (concordo!) con Amnesiac. Nell’hip hop soprattutto e, in parte, nell’elettronica fatico a trovare qualcosa che mi scuota (un paio di anni fa son rimasto basito vedendo “Musica” di Repubblica citare quello di The Streets come miglior album dell’anno) o particolarmente nuovo. Forse anche in questo caso mi fregano i troppi anni d’ascolto. In una delle tue prime puntate avevi presentato un pezzo elettronico di una band (non ricordo quale) che definivi molto innovativa, ma quel pezzo trasmesso mi pareva un clone di una vecchia hit dei Kraftwerk.
    Un po’ come quando si gridò all’evento per i Prodigy, mentre andando a frugare tra le b-sides dei Sisters of Mercy ci trovavi già quei suoni 10-15 anni prima.
    Ti farò sapere sui Wilco😉

  20. onrepeat Says:

    forse la band di cui non ricordi il nome erano gli Lcd Soundsystem. ed è lecito che ti ricordi qualcosa dei kraftwerk, perché all’interno delle canzoni degli lcd spesso dei tedeschi ci sono delle “citazioni”, anche piuttosto esplicite e che si inseriscono in un preciso percorso – la rilettura del passato, la citazione, l’accostamento, la sintesi come unica possibilità oggi di suonare “nuovi”. se pensi che per me uno degli artisti più significiativi di questi anni è Devendra Banhart che suona folk antichissimo (almeno fino a qualche anno fa, ora è folgorato sulla via del tropicalismo) o che l’album dell’anno per molti è stato nel 2006 quello di Joanna Newsom (melodie per arpa, con arrangiamenti di archi di van dyke parks…) questo la dice lunga su ciò che conta davvero oggi. ovvero: il fatto che una cosa non suoni inedita non significa che non suoni nuova, o attuale, o importante. lo stesso vale per i white stripes, ad esempio.
    poi su the streets, beh, secondo me l’album che è finito primo su musica di un paio di anni fa non era granché, ma quello precedente, original pirate material del 2002, è uno dei dischi memorabili degli anni zero… e un po’ tutta la scena di cui fa parte, il grime: dizzee rascal, m.i.a. sono le cose più vitali prodotte in inghilterra in questi anni!
    aspetto di sapere sui wilco!

  21. Marco Says:

    No, non mi pare fossero gli LCD, mi sa che era un gruppo che non conoscevo. Ben detto sul discorso “inedito”, dipende da come si rimasticano le cose. Per esempio, gli Interpol sanno rileggere con personalità new wave dark e mi piacciono molto anche se ricordano i Joy Division.
    Riguardo il discorso iniziale del thread, vista la moltitudine di informazioni a cui è ormai possibile accessibile via web, penso che chi apre un blog di questo tipo lo debba fare per prima cosa per crearsi una sorta di archivio personale da condividere (così almeno io sto facendo per filokonduttore). L’eventuale sviluppo viene da sè. In fondo coi nostri programmi, le nostre scalette, proviamo proprio a proporre una sorta di filtro a tutte quelle informazioni. Se poi si trovano anche quelle due o tre persone che ci seguono allora va bene, anche se -come dice Giuseppe- non sempre hanno tempo e voglia di lasciare una loro traccia. E per me è meglio un blog di questo tipo che my space che mi piace solo per la possibilità di accedere immediatamente all’ascolto di qualche brano se hai voglia di scoprire un artista, ma per il resto si perde in una grafica e in una serie di mini-post respingenti alla lettura.

  22. nicomassafotografif Says:

    Ma quanto tempo è passato? Enver ha anche cambiato il sito! nuuu!

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