The Fall, Reformation Post TLC

thefallreformation.jpgDice: nuovo anno, nuova line-up dei Fall, nuovo, ennesimo album dei Fall. Siamo alle solite insomma. Ogni anno Mark E. Smith rifà da capo la sua band, cambia uno due o tutti gli elementi di contorno che da trent’anni si avvicendano intorno alla sua figura, e licenzio un nuovo, il duemillesimo disco dei Fall. Ma fermarsi a questo stavolta sarebbe miope. Fermarsi al potenziale senso di routine di un personaggio da sempre controverso, sgradevole e negativo, a quel suo sguardo arcigno, al volto segnato da decenni di storia andata avanti tra alti e bassi, a quel suo essere istituzione indipendente inglese fino ad incarnarne limiti, miserie e nobiltà. Stavolta il disco dei Fall è un disco dei Fall come andrebbe fatto. Post punk fin nelle viscere, post punk come la maggior parte della nuova generazione di post punkers non sa essere: davvero radicale, inflessibile, spietato e senza nessuna indulgenza. Quando parte la seconda traccia di questo album, Reformation Post TLC, c’è solo da sgranare gli occhi, aprire le orecchie e godersi lo spettacolo di un capolavoro di sproloquio-smith su di una base krautometronomica puntellata da una chitarra lancinante (di Tim Pressley): sembra la sintesi perfetta di Can e Suicide (sentite quanto è incarognita la voce, a volte sembra Alan Vega). Anche il singolo, Fall Sound (“I have woken up, this is Fall sound!”, dice il mancuniano), suona come deve suonare, con echi di Joy Division e un andamento tirato e compresso, che fa il paio con una manciata di altri pezzi della stessa natura (come Systematic Abuse). E poi gli accenti funk della sbilenca Insult Song che segue al country virato in salsa psycho della cover di Merle Haggard, White Line Fever. Anche quando si porta nei pressi del “pop” con quella tastierina e il du-du-du della moglie in The Wright Stuff, svuota di senso il pop ripetendone la struttura fino, quasi, all’esacerbazione – non dimentichiamo che uno dei suoi primi manifesti era un pezzo (straordinario) chiamato Repetition. Sempre storto Smith, insomma. Ed esagerato: nei dieci minuti di elettronica di Das Boat, nella risata iniziale di Over! Over! che forse suona un po’ macchiettistica, nella sensazione che ci sia qualcosa di sbagliato in un uomo che suona così, in questo modo, quando viaggia sui cinquanta. 7

Una Risposta to “The Fall, Reformation Post TLC”

  1. On Repeat Chart: la diciannovesima posizione « On Repeat Says:

    […] peculiari dell’arte di questo veterano del rock indipendente inglese degli ultimi trent’anni. Qui c’è una piccola recensioncina scritta per il disco – ma lasciate perdere qualche tentazione di […]

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...


%d blogger cliccano Mi Piace per questo: