Addio alle amate cassette. Quando il progresso è crudele

tdk_d90.jpgTutti i siti online dei quotidiani inglesi si sono vestiti a lutto per la morte delle cassettine. Il Telegraph ha usato una di quelle frasi un po’ retoriche che spesso si mettono all’inizio di un articolo: “il tasto eject delle cassette è stato premuto per l’ultima volta”. E la foto scelta non è meno evocativa. Una cassetta nera con tutto il nastro fuori. È successo quello che sarebbe dovuto succedere, prima o poi, ovvero che le cassette spariranno dal commercio. L’ultima catena di elettronica ad aver preso la decisione è stata Currys, con 500 negozi sparsi per tutta l’Inghilterra. Nel giro di un anno il commercio sarà completamente esaurito. Del resto non si trattava di “se”, ma di “quando” sarebbe successo, anche se era bello sapere che erano lì, come una riserva indiana, un piccolo parco naturale della tecnologia. Con due date in bacheca: il 1963, quando la Philips introdusse il nuovo supporto, e il 1979, quando la Sony lanciò l’epocale walkman. Già l’avvento del cd aveva dato un duro colpo al commercio delle cassette, ma la vera, decisiva svolta è avvenuta con gli mp3. La musica si è fatta liquida, la canzone ridotta a file compresso da stipare dentro un aggeggio piccolo quanto un accendino che normalmente contiene quello che altrimenti avrebbe necessitato di diverse migliaia di cassette. Il cd è in crisi, il vinile si consola in quella sacca resistenziale di nostalgici dell’oggetto, la cassetta invece ha finito col rappresentare l’anello debole della famiglia. Di fatto le cassette non servono più a niente. E questo nonostante diverse generazioni di appassionati abbiano trovato nella cassetta il mezzo principale attraverso cui compilare, scrivere lettere in musica, dare forma a stati d’animo e sentimenti, comunicare qualcosa ai destinatari del nastrone, improvvisarsi dj o scrittori di scalette, artisti della cassettina che sceglievano, ponderavano le canzoni da registrare nelle proprie camerette e che spesso ne realizzavano anche l’artwork a mano. Con gli mp3 non è possibile. Con il lettore scegli la modalità shuffle, con gli mp3 le playlist sono assolutamente variabili e prive di un oggetto (la cassetta!) che dava loro una forma compiuta. Manca il momento relazionale, manca quel lato umano, caloroso e sentimentale che decretava il successo della cassetta e spiega il motivo di tanti accalorati peana sulla sua scomparsa. Anche i dirigenti dell’azienda – nonostante la fredda scelta imprenditoriale – si sono lasciati andare ad evocazioni nostalgiche. Tenerezza sì, però il mercato è il mercato. E come ha scritto qualcuno in questa occasione: “talvolta il progresso è così crudele”.
Andrea Tramonte, pubblicato oggi nei quotidiani E Polis

5 Risposte to “Addio alle amate cassette. Quando il progresso è crudele”

  1. Marco Says:

    Vero, il nercato è il mercato… ma sempre più mi pare che la musica venga consumata anziché ascoltata. E questo credo non sia un bene per nessun individuo che faccia parte della catena, dal produttore all’artista all’utente.
    Pensate a tutte le canzoni rimaste nell’immaginario collettivo del primo quinquennio degli anni ’80 e pensate a quante ve ne vengono in mente di questo inizio secolo.

  2. onrepeat Says:

    behè uno scenario completamente diverso. considera che oggi escono migliaia di cd ogni mese, la musica è molto frammentata. non c’è un immaginario collettivo condiviso, se non per certi fenomeni di massa. ci sono una marea di canzoni di questi anni che sono entrate nel mio immaginario, e che probabilmente non saranno le stesse del mio ipotetico vicino di casa. e magari ascoltiamo entrambi musica molto intensamente. nell’articolo facevo un discorso legato soprattutto alla tecnologia… la cassetta è più umana degli mp3, ma io sono un fruitore di mp3 e sono ben contento che esistano!

  3. Marco Says:

    Il discorso è complesso; poi forse c’entra il nostro gap d’età di cui abbiamo già parlato: per un 20-25 enne molte cose sembrano più belle e nuove di quanto sembrino a me 40enne che fatico a non trovare citazioni se non copiature in ogni nuova uscita.
    Cmq non voglio fare il matusa che rimpiange i bei tempi andati, gli MP3 oggettivamente sono un’ottima cosa e ne sono ampio fuitore anch’io.
    E’ tutto il meccanismo da cui derivano e che stimolano che trovo un po’ deviante per quella che, secondo me, è una fruizione ottimale della musica. Ma in effetti è una questione legata a vari fenomeni sociali, di cui la musica è solo una branca.
    Ad ogni modo credo conserverò le mie centinaia di cassette😉

  4. onrepeat Says:

    io le cassette invece le ho perse… ho solo una copia di amnesiac dei radiohead ancora con il cellophane (e continuerò a tenerla così!)

  5. marco pontoni Says:

    le cassette sono state un’ancora di salvataggio preziosa per chi non aveva tanti soldi da spendere, e una volta non potevi scaricare la musica gratis, potevi solo registrare il disco comperato dall’amico danaroso. Sulle cassette facevo le compilation da regalare agli amici… Lo puoi fare anche adesso con i cd, ma per fare una cassetta C 90 ci volevano 90 minuti di registrazione reale + i tempi morti, con i files bastano pochi minuti.
    Mi pare vada tutto nella direzione del risparmio di tempo, una delle ossessioni della nostra epoca…
    Non ho niente contro gli mp3 e la tecnologia in genere, anzi, apprezzo la comodità del formato elettronico. Basta che si tenga presente non solo ciò che si guadagna ma anche ciò che si perde. In teoria un file può contenere di tutto, esattamente, come la copertina di un vecchio Lp. Ma in pratica? Le note di copertina di “Desire” di Dylan venero scritte da Allen Ginsberg, uno dei maggiori poeti dell’epoca. Succede lo stesso con gli mp3?

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