Certi ascolti al tempo della musica online

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Prima (da prendere con le molle)

Lo dico? Lo dico. Mentre ascolto alcune tracce del nuovo disco degli Interpol provo un forte senso di nausea. Intanto perché sono brutte – almeno, certo, secondo il mio soggettivissimo parere – ma anche perché poi nel dettaglio ciò di cui sono composte va troppo al di là della mia umana sopportazione. Chitarre tronfie ed epicheggianti – qualcosa che sa troppo, irredimibilmente, di U2: e a me gli U2 non sono mai piaciuti – ed una voce che fa tanto anniottanta ma in maniera così superficiale che ci si chiede cosa distingua di fatto gli Interpol (quasi santificati) da tutta la pletora di manieristi che hanno infestato i giornali musicali soprattutto nel biennio 2005-2005 (dai Departure in su, ma non molto su). Portatori sani di una decadenza facile facile, quella che non ti sporca il cravattino. Pieno manierismo al quadrato: perché stiamo parlando di una band che rielabora stilemi già profondamente codificati, e perché ora non fa che confrontarsi con la propria immagine musicale, ripetendo quello che ha già fatto ricercando una sempre maggiore accessibilità mainstream. Ma con quali orecchie si può ascoltare il disco degli Interpol, oggi? Suona tutto così terribilmente falso che sembra paccottiglia da mercatino dell’usato della storia del rock. Non mi parlate più di Joy Division, per favore, quando mi spiegate gli Interpol pleaze.

Dopo: adesso
Quando scrivevo queste cose avevo in mente delle tracce che sono riuscito a scovare (venivano da una copia advance del disco) e che non corrispondono ad altre tracce che ho trovato poi attraverso i “normali” canali del p2p. Se uno ci pensa, la voce nemmeno sembra quella di Paul Banks. Il singolo, Heirich Maneveur, è completamente diverso. Che diavolo ho ascoltato, me lo dite?
Addirittura confrontando le tracce del disco (forse) vero con quelle sui cui avevo formulato il mio giudizio, mi sembra di essere di fronte a un buon disco, davvero. Ve lo dice uno che ha amato molto il primo disco ma che Antic non è riuscito a digerirlo tanto. Che considera tutto sommato gli Interpol una buona-band-e-basta anche se oggettivamente importante (con loro il recupero del post-punk riesce ad essere insieme profondo e comunicativo, almeno nel primo album: e bisogna considerare che sono stati comunque tra i primi). A questo punto devo solo capire se l’impressione dipende solo dallo scarto qualitativo rispetto a quelle tracce ascoltate, oppure dal fatto che sì, Our Love to Admire è davvero un buon disco.
Del disco (forse) vero scriverò più avanti, intanto la domanda è: c’è una morale? Non proprio, e comunque non particolarmente profonda.

7 Risposte to “Certi ascolti al tempo della musica online”

  1. Marco Says:

    😀 … per essere certo di ascoltare il “vero” singolo vai sul loro myspace… cmq è vero che suona un po’ più epico del solito e scontato nei controtempi di batteria (ma non mi viene da pensare agli U2); ho l’impressione che abbiano voglia di staccarsi proprio dagli accostamenti coi JoyDivision, ma non ho sentito altri brani ed aspetto l’uscita ufficiale del disco, il 9 luglio mi pare. Speriamo bene perchè ad ogni mdo il singolo non mi convince del tutto.

    ps- L’esordio grandioso, il secondo meno fresco, più levigato ma cmq di qualità ad ascoltarlo.
    ps2- Ed intanto gli Editors sì che cercano di fare i Joy Division un po’ meno depressi

  2. onrepeat Says:

    si ma che poi le prime tracce che ho sentito – e che, lo ribadisco, nell’album non dovrebbero esserci proprio – erano brutte brutte, invece tutto sommato ho trovato ben fatte le altre, quelle che dovrebbero essere le vere tracce dell’album… mah.
    gli editors invece non mi sono mai piaciuti… (loro come una vagonata di band inglesi di questi anni, tra cui salvo in fin dei conti solo Maximo Park e Art Brut – perché le altre forse davvero solide sono i Bloc Party, che hanno fatto un secondo disco bruttino, e gli Arctic Monkeys, che però non mi piacciono, pur rispettandoli)

  3. Marco Says:

    non so ancora se mi piace il nuovo degli editors, devo riascoltarlo; il primo non era male se riesci a sentirlo senza farti condizionare da quanto sembrano voler assomigliare ai JD. Sì, nella new-new wave english anni 2000 è difficile trovare band che reggano con un pizzico di originalità un album fino in fondo. Mi era piaciuto il primo dei Kasabian, ma il secondo mi ha deluso.

  4. onrepeat Says:

    giusto, i kasabian… li avevo rimossi dopo il terribile secondo album! il primo lo avevo praticamente consumato. ruffianissimo eh, però fatto in graziadidio. poi il secondo è uscito o stava per uscire quando ero a londra, ho comprato mi pare il nme con la recensione, e già avevo capito che non mi sarebbe piaciuto.
    invece trovo gradevoli, dimenticavo, anche i field music (tra xtc, wyatt e canterbury in genere)

  5. 'na Says:

    Ecco, neanch’io son ancora riuscita ad ascoltare una versione “sana” di questo terzo album,a parte il singolo sul Pitchfork (che, devo dire, mi piace.)
    Per ora ho sentito un sacco di pareri estremamente discordanti, tra interpoliani e non,senza vie di mezzo.
    Mah, vedremo un po’..🙂

  6. onrepeat Says:

    forse io starò in mezzo, stavolta. anzi, potrei sbilanciarmi con una promozione tutto sommato ampia. ma prima devo capire se il disco che sto ascoltando è quello giusto…😉

  7. onrepeat Says:

    mi sa che alla fine si trattava solo del “salto di qualità” dalle registrazioni equivoche e l’album vero e proprio. disco medio, forse migliore di antics ma comunque non imperdibile…

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