CocoRosie, The Adventures of Ghosthorse & Stillborn

cocorosie_adventurescover.jpgCon le CocoRosie era bello giocare con le parole. Per esempio: il disco del 2005 si chiamava Noah’s Ark e metteva in copertina l’orgia di tre unicorni. Sembrava quasi un biglietto da visita, un modo di presentarsi in un certo modo, uno strano mix di santo e impuro che è anche il modo più semplice per spiegare con le parole il mistero dell’alchimia CocoRosie. Un folk antico innestato su batterie e versi di animali giocattolo, nel primo disco (La maison de mon reve). Un lirismo carico di lacrime con la voce miagolante e dispettosa di Bianca e quella lirica di Sierra in un disco che dava forma più compiuta e strutturata alle intuizioni ingenue e geniali dell’esordio. Due album straordinari e molto rappresentativi del suono in cui viviamo.
Ecco perché l’inizio del nuovo disco (The Adventures of Ghosthorse & Stillborn, registrato in Islanda e prodotto da Valgeir Sigurdsson, già collaboratore di Bjork) è una delusione cocente. Perché di tutto quello che aveva reso le sorelle Casady così affascinanti è rimasto poco. Quella patina di lontananza è stata levata via con un’accentuazione del lato ritmico, ma non come contrapposizione imprevedibile con l’elemento folk, antico, ma come aspetto preponderante che stavolta definisce all’inizio l’orizzonte sonoro delle Cocorosie.
Rainbowarriors, che apre l’album, sembra ad esempio una canzoncina pop di serie b per teenager. Leggermente meglio fa Promise, downtempo con “rap” di Bianca, ma ancora non si capisce bene qual è la ragione di questa regressione trip-hop che fa molto decennio scorso. Ma non è solo questo. Perché poi si torna nei paraggi del disco precedente, pur non riuscendo a creare l’incanto profondo di un paio di anni fa. I pochi brani che si stagliano (Animals per come riesce a fondere ritmo e melodia vocale, o l’ottima Raphael) non salvano un album che a conti fatti si può definire in un solo modo: brutto. La formula ha forse mostrato la corda, e quando le Cocorosie cercano nuove strade toppano di brutto. 5
(Pubblicato anche qui)

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