Emidio Clementi e Manuel Agnelli, The Bombay Tapes

clementi.jpg“Sai Mimì che la paura è una cicatrice”, diceva Manuel Agnelli in una vecchia canzone degli Afterhours. Mimì era (ed è) Emidio Clementi, ovvero l’ex leader di una band fondamentale del rock italiano anni Novanta, i Massimo Volume, e che ora si divide tra la scrittura a tempo pieno e progetti musicali più sporadici. La canzone si intitolava Bye Bye Bombay ed era nata dopo l’esperienza di un viaggio in India che avevano fatto insieme, con l’obbiettivo di registrare un disco. Dopo un mese il progetto naufragò, ma qualche tempo dopo quell’esperienza servì da base per uno spettacolo intitolato The Bombay Tapes, a cui si potrà assistere domenica sera a Mandas nell’ambito del premio della letteratura di viaggio intitolato a D.H. Lawrence. Sarà uno spettacolo assolutamente peculiare, sospeso tra reading e ricerca sonora con le voci di Clementi ed Agnelli a dialogare su di un tappeto di musica elettronica creato appositamente da Massimo Carozzi, con le immagini girate da Sara Cavani a fare da sfondo.
Quando parla di Bombay Tapes Clementi sottolinea come si tratti del risultato “di un progetto abortito, di un fallimento, uno dei tanti”, ma anche soprattutto del frutto di un’amicizia. Lui e Agnelli sono amici da un po’ e questo rapporto li ha portati a collaborare in diverse occasioni. Agnelli ha prodotto l’ultimo disco dei Massimo Volume, Privé. Clementi ha accompagnato per qualche tempo gli Afterhours in tournée. Hanno scritto alcune canzoni insieme che poi sono confluite nel disco uscito in allegato al libro di scritti di Agnelli, Il meraviglioso tubetto. Hanno provato perfino a scrivere un libro su Tondelli e in particolare su Camere separate (“una bellissima storia d’amore che avremmo dovuto esaminare separatamente, con molti riferimenti personali”). E poi The Bombay Tapes, appunto. “L’idea era quella di registrare un disco respirando l’atmosfera del luogo, cercando di attingere il più possibile dall’esperienza che avremmo fatto lì, senza portare nulla di pronto. Eravamo animati da un’idea un po’ romantica di viaggio, alla ricerca di un altrove che spezzasse la routine del fare i dischi in un certo modo. L’esperienza però è stata faticosa e alla fine il progetto non è andato in porto per difficoltà ed incomprensioni”. Entrambi durante il soggiorno hanno scritto dei diari che poi sono serviti da base per il progetto, che è nato in maniera un po’ casuale quando il teatro di Capri ha chiesto loro di mettere su uno spettacolo. Si sono serviti anche della fitta corrispondenza che è seguita al viaggio, in cui si raccontavano di quella esperienza in maniera “sentita”. Su questo Clementi ci scherza un po’: “in effetti è anche un po’ una “frociata”, dove io e lui andiamo a fondo in maniera molto intima sul nostro rapporto. Magari c’è un po’ di egocentrismo, però è stato un modo di mettersi a nudo che ci piaceva”. Le musiche di accompagnamento sono nate con il contributo di Massimo Carozzi. Le influenze musicali indiane si sentono, ma – ci tiene a precisare Clementi – sono “discrete, non da cartolina”. Andrea Tramonte, pubblicato oggi ne Il Sardegna

2 Risposte to “Emidio Clementi e Manuel Agnelli, The Bombay Tapes”

  1. pirucca Says:

    arrivo tardi, ma comunque… beh, wow!

  2. baby boots size 2 Says:

    baby boots size 2

    Emidio Clementi e Manuel Agnelli, The Bombay Tapes | ON REPEAT

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