Intervista a Il Teatro degli Orrori

Nomen omen. Se una band si chiama Il Teatro degli Orrori e il disco che ha pubblicato si intitola Dell’impero delle tenebre, è abbastanza sicuro che il risultato finale non sia esattamente pop beatlesiano. Proprio no. Si tratta di qualcosa che a livello di “impatto rock” in questi anni non ha eguali in Italia, per potenza e comunicativa. Un post punk scorticato allucinatorio nevrotico che investe l’ascoltatore con una furia liberatoria. Un rock che vuole essere – spiega il leader Pierpaolo Capovilla – “libero dai clichè, in grado di scuotere le coscienze”. Figlio tanto del miglior noise degli anni novanta come di certo vecchio cantautorato italiano. Cioè, qualcosa che possiede le progressioni brutali dei Melvins, le geometrie noise dei Jesus Lizard, le ritmiche scheletriche della Touch & Go degli anni Novanta, il torpore allucinato dei Birthday Party. Ma ci sono anche gli Area e Fabrizio De André, soprattutto sul finire dell’album. Che in definitiva è una bomba: politico in senso lato, letterario in maniera evocativa, sopra le righe, beffardo. La band è diventata nel giro di pochi mesi una delle realtà italiane più importanti, e nasceva come progetto parallelo (ora predominante) di One Dimensional Man (Capovilla, Francesco Valente, Giulio Bavero) e Super Elastic Bubble Plastic (Gionata Mirai). Suoneranno domenica alla Fiera di Cagliari intorno alle 23 nell’ambito del Karel Music Expo.
Come è nata la necessità di creare una nuova band, un nuovo progetto musicale?
Io suono da tanti anni, così come Giulio, così come Francesco, con i One Dimensional Man. Gionata invece ha il suo progetto con i Super Elastic Bubble Plastic. La nuova band nacque più di due anni fa come progetto parallelo, però poi nel giro di un po’ di tempo ci siamo resi conto che quello che stavamo facendo era molto interessante, e ora potremmo dire che le altre band sono i progetti paralleli di questo. Il Teatro è una band destinata a durare, quello che abbiamo fatto ci ha entusiasmato. Per la prima volta abbiamo cantato in italiano. È che in Italia siamo esterofili, invece ci siamo resi conto che si può fare un rock d’autore ben fatto anche in italiano. Abbiamo impiegato due anni per mettere insieme il repertorio, poi siamo rimasti due mesi in studio per renderci conto di quello che avevamo in mano. Abbiamo lavorato con molta calma.
Nella vostra scheda di presentazione il giudizio sul rock in Italia non è, come dire, lusinghiero.
Si trattava di una provocazione. Il fatto è che la musica in Italia è monopolizzata dalle major, che operano in un mercato manipolando le coscienze. Una volta si diceva così, ora l’espressione è un po’ fuori moda, ma è esattamente quello che fanno quando Mtv e le radio trasmettono le stesse canzoni in continuazione in modo che la gente si abitui. Noi vogliamo un rock libero dai clichè e dal potere delle multinazionali.
A proposito della lingua, la scelta dell’italiano significa che avete lavorato molto sui testi e che volevate farvi capire subito e di più?
In realtà anche in inglese cercavo di mettere una grande cura nei testi. Io sono convinto che non sia importante la lingua, piuttosto quello che si dice. Non c’è dubbio però che in italiano ti capiscono meglio. Prima magari dei ODM piaceva l’attitudine, l’atteggiamento, la prepotenza del sound, ora invece capisce facilmente anche le canzoni, e le impara a memoria. Ci sentiamo capiti e capiamo di più il nostro pubblico.
Il Teatro degli Orrori è un omaggio ad Artaud. Cosa c’è di Artaud nella vostra attitudine?
Tanto. Abbiamo scelto di omaggiare il teatro della crudeltà, anche senza far coincidere del tutto il nome per rispetto nei suoi confronti. Artaud pensava ad un teatro dove ogni rappresentazione fosse un evento unico, che potesse scuotere gli animi, la coscienza, il cuore di coloro che assitevano. Diceva di volerli far urlare, di volerli spaventare. Noi cerchiamo questa similitudine. Voglio che ogni concerto/rappresentazione sia un evento unico. Deve essere un momento della vita nostra e di chi viene a vederlo. Rock come vita, cioè una cosa vera. Vogliamo essere veritieri, reali, senza fingere. Vogliamo scuotere le coscienze.
Artaud, ma anche Baudelaire… Ci sono altre citazioni nei testi?
Tantissime. Volevo un disco fortemente letterario. Oscar Wilde usava dire: rubare ad uno solo è plagio, rubare a tutti è ricerca. Quello che leggiamo e ascoltiamo è come l’aria che respiriamo. Noi ci nutriamo di cultura e poi questo viene fuori nella vita, e nella vita della musica che creiamo. È impossibile che non emergano. Allora ci trovi De André, Demetrio Stratos, Carmelo Bene, Céline. C’è tutto quello che amo nella mia vita intellettuale. Servirsi del genio altrui non significa rubare, ma farlo rivivere. Tirarlo fuori, urlarlo.
Urlate fuori soprattutto un grande pessimismo.
Direi che abbiamo una coscienza catastofista. Il mondo è peggiore di quello degli anni sessanta. Quello che viviamo oggi è al limite dell’abisso, sta andando verso le tenebre. Non verso la “fine della storia” ma verso la fine ignominiosa della storia, con questo capitalismo che ci considera solo consumatori, almeno noi dei paesi ricchi. Noi vogliamo che chi ci ascolta prenda coscienza di questi problemi.
“Abbiamo perso la memoria del XX secolo”, recita in una canzone.
È una citazione scherzosa di Stratos. Vuol dire che abbiamo perso la memoria di ieri: non ci ricordiamo nemmeno di quello che è avvenuto il mese scorso, perché non ce ne frega niente. Invece non solo dobbiamo ricordare, ma anche agire in base a quello che ricordiamo. Poi in realtà è solo una opinione, non ho il vangelo in tasca, non sono Gesù Cristo.
“Carroarmato rock” invece è un pezzo dichiaratamente politico.
Parla di un soldato che si trova sopra una mina di produzione italiana. È un pezzo che cerca di raccontare la contraddizione di un soldato che va alla guerra e si trova in un doppio inganno. “La guerra è una continuazione della politica con altri mezzi”, diceva Clausewitz. No, oggi la politica si fa solo con la guerra. Noi diciamo no al fatto di far apparire la guerra come un fatto inevitabile e giusto come fanno i media.
“Un carroarmato di rock per me che mi faccia morire di musica e non di paura”. La musica ha valore terapeutico?
Musica come militanza, più che altro. Rock come antitesi alla guerra, musica e arte in genere come antitesi della prevaricazione.
Il disco inizia in modo squassante e poi sul finire si ammorbidisce.
È vero, i primi pezzi sono martellanti e gli ultimi riflessivi, ma il pessimismo di fondo resta immutato. Un pessimismo che dovremmo avere semplicemente guardandoci intorno. Tutte le nostre canzoni parlano di sconfitte, di eventi irreparabili. E poi nel nostro animo di musicisti non esiste solo il lato rockettaro alla Touch & Go, con tutti i gruppi di quell’etichetta che ci hanno insegnato a fare il rock nel ventunesimo secolo.
Ecco appunto, il lato più riflessivo spinge di più verso il cantautorato all’italiana, o no?
In questo caso parlo per me, negli ultimi anni ho ascoltato tutto quello che potevo della musica italiana, Lolli, Guccini, De Gregori, De André. Trovo una smisurata passione per la musica di De André, un esempio straordinario di come fare bella musica e intervenire sulle coscienze di chi ascolta. Da bravi esterofili ci riempiamo la bocca di Leonard Cohe, Tom Waits, ma De André era il più bravo di tutti.
Andrea Tramonte, pubblicata oggi parzialmente ne Il Sardegna

5 Risposte to “Intervista a Il Teatro degli Orrori”

  1. Qui e Adesso Says:

    Bellissima Review.
    Ho come sempre avuto l’impressione che il rock italiano venga dopo quello anglosassone semplicemente perché non é compreso.

    Un abbraccio
    gionata

  2. andrea Says:

    ciao sto costruendo il primo fansite non ufficiale dei teatro degli orrori e volevo chiederti se era possibile prelevare questa preziosa intervista per metterla sul sito (con relativi accrediti all’autore)..

    grazie mille!!!

    andrea

  3. onrepeat Says:

    certo!
    a

  4. andrea Says:

    ciao sono ancora io;
    innanzitutto grazie mille per l’intervista!

    in secondo luogo di do’ il link di pubblicazione:

    http://staseramisbronzodibrutto.ilbello.com/index.php?option=com_content&view=article&id=57&Itemid=56
    nella sezione PRESS ho inserito anche il vostro logo..così da agevolare sia me che il vostro sito. 😉

    un saluto e grazie ancora!

    ah dimmi se è tutto ok o se devo cambiare qualcosa!

    ciao,

    andrea

  5. hcg body shaper Says:

    It’s an awesome post in favor of all the internet viewers; they will obtain benefit from it I am sure.

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