Considerazioni di fine anno

Pronti per il lungo pippone? Pronti

USA vs UK. Non faccio mistero – anzi lo rivendico con un moto d’orgoglio – di essere un americanista in musica (e non solo). Tra un cantautore tormentato degli Appalachi vestito da boscaiolo e un ragazzetto inglese imberbe e brufoloso con jeans attillati e pettinatura geometrica che pensa di essere il primo al mondo a suonare rochenrol, il mio amore incondizionato va – manco a dirlo – al boscaiolo. Così poco cool, lo so ma – per dire – il nipote di un predicatore della Virginia che intona peana allucinati al Signore sarà sempre molto più interessante del solito poppettino scontato adolescenziale che fa un frullatino di coldplaymuse + quello che passa il convento dell’attualità (ogni riferimento a band esistenti è voluto). Il nurave mi fa un baffo, quando posso ascoltare band come i Low, i Wilco, i Deerhoof, gli Shins. Anche quando non fanno i loro album migliori. Gli Editors non me li filo proprio, gli Arctic Monkeys hanno guadagnato la mia stima ma – come si dice – non sono la mia tazza da the, sui Bloc Party farei calare il velo pietoso d’ordinanza, Art Brut e Maximo Park si salvano quest’anno per una manciata di pezzi. I The Good The Bad & The Queen ci sono, ma il disco l’ho vissuto intensamente a Londra, quando lo ascolto mi viene in mente Londra e comunque, fuor di snobismo, l’album non è niente male, e Damon Albarn è un personaggio che merita rispetto. I Radiohead e PJ Harvey sono un discorso a parte, i Prinzhorne Dance School sono così dannatamente post-punk e minimali che gli perdono di essere di Brighton (anche perché sono pubblicati dalla newyorkese DFA). Bene. Poi però rileggo la mia chart 2007, e mi rendo conto che alcune delle cose più belle che ho sentito quest’anno vengono dall’Inghilterra. Ma non da quella dell’industria pop, quella strombazzata nelle copertine roboanti del New Musical Express. M.I.A. è la mia icona pop contemporanea, il mio personaggio musicale dell’anno. Ha realizzato un disco pazzesco che è anche, sotto molti aspetti, profondamente inglese. Ma si tratta di una Inghilterra postmoderna e multiculturale, politica e sexy, non quella sciovinista che viene fuori dal disco dei Bloc Party. Poi c’è Burial. Definirlo re del dubstep è ormai profondamente limitativo, dato che la statura che possono avere i suoi due album, fatte le debite differenze e calato nel contesto frammentario degli anni zero, è al livello dei primi Massive Attack, Tricky, Portishead. Il suono londinese metropolitano, il suono di east london, il suono underground di cui oggi magari ci si riempie la bocca. Uno dei piaceri più grandi di questo ultimo scorcio del 2007 è poter ascoltare dei pezzi clamorosi come Ghost Hardware o Raver (oggi qualcosa come dodici volte consecutive). Per non parlare di Mira Calix, con un disco che mi ha accompagnato tutto l’anno, uno degli ascolti più intimi, notturni e sottilmente dolorosi che abbia fatto nel 2007. Ecco. I dischi più “problematici”, quelli che mi hanno posto più questioni non solo a livello di rivelazione sonora, sono stati questi. E Mirrored dei Battles, certo. Non c’è proprio storia.

In generale. Cosa bisogna chiedere alla musica? Se penso a quali sono le due band che anche quest’anno sono riuscite a farmi cantare a squarciagola, penso subito a Wilco e Shins. Ma Wilco e Shins hanno pubblicato due album meno convincenti del solito. Meno intensi, meno epocali. Non è vero che i Wilco hanno solo aggiunto due tric trac elettronici e che Yankee Foxtrot Hotel e A Ghost Is Born sono grandi perché c’è un grande songwriting. Cioè, è vero anche questo, il songwriting di Tweedy è tra i più grandi di questi ultimi anni, ma l’elettronica, il suono, il lavoro di studio, hanno trattato quel songwriting che ha dovuto necessariamente confrontarsi con quelle condizioni, uscendone snaturato. Il risultato non sono canzoni che potrebbero fare a meno di quel lavoro, ma canzoni che traggono alimento, si sostanziano in quel trattamento. È quello il loro valore, non solo quello che potrebbe venire dalla scrittura nuda e pura dei pezzi. È lo stesso discorso che si deve fare per Amnesiac. Cortocircuito tra elettronica e canzone. Tra sperimentazione e melodia. Perfettamente in equilibrio. In cui i due elementi – la sperimentazione e la canzone – traggono alimento l’uno dall’altro. Lo stesso vale per i due dischi giganti dei Wilco. Infatti quando viene meno quel lavoro, rimane “solo” una sequenza di (perlopiù) belle canzoni. Ma manca la visione, quel quid in più che è in grado davvero di spostare la questione di cosa sia la musica “rock” oggi. E infatti i dischi dei Wilco, ma anche quello dei Radiohead, secondo me alla lunga perderanno molte posizioni. Lo stesso vale per gli Shins, che quest’anno hanno realizzato un disco quintessenzialmente discreto, potenziato (molto) da due pezzi capolavoro come Australia e Phantom Limb. Alla musica io chiedo sempre qualcosa di più. I Wilco e gli Shins non possono non essere nella mia chart, ma Chutes too narrow o A Ghost Is Born erano tutt’altra roba. Per i Deerhoof invece il discorso è diverso. Forse Friend Opportunity non è il loro disco migliore, ma io ho potuto apprezzarli – anche in maniera retroattiva – solo da questo disco. Ora li adoro. Forse Milk Man è il disco che preferisco, ma questo ultimo è sotto ogni aspetto un grande album.
Prendiamo i Low. Porca miseria, i Low dopo un album “rock” (ottimo) come The Great Destroyer, che faceva presagire la normalizzazione e l’occhiata verso l’indie più generalista, hanno pubblicato uno dei dischi più dolorosi, idiosincratici e sperimentali della loro carriera. I Low sono una delle band per cui provo maggiore affetto in assoluto. Quando poi dimostrano che il loro percorso è ancora urgente, ancora inquieto, io li amo di più. Drums and Guns è un disco imperfetto, ma avercene dischi imperfetti così.

Dato che si parla di indie, è naturale scivolare verso i The National – che dire? Grandi canzoni, suono notturno e intenso, grande voce, grande album – o verso qualche posizione più bassa. Gli Of Montreal hanno realizzato un ottimo disco di pop obliquo che però a volte si perde nel suo citazionismo musicale, una specie di cucinato denso ripieno di tutto, da Prince agli Shins al kraut alla disco music. Il che secondo me ne pregiudica la resa complessiva. Il disco degli Animal Collective è molto carino ma alla lunga dà la nausea. Quello di Panda Bear è straordinario e avrebbe meritato di stare più in alto.
Se questi ascolti già non valgono a definirti, ci sono poi i dettagli. Bob Frank & John Murry, chi sono costoro? Se li sono filati solo su Blow Up, e se tiro fuori i nomi di Stefano Isidoro Bianchi e Marco Sideri si capisce anche il perché. E se aggiungo anche le paroline magiche “murder ballads” e country-folk “moderno”, torniamo al discorso dell’americanismo di cui sopra, all’essere per sempre devoti all’Anthology di Harry Smith.
Parzialmente diverso il discorso per Chesnutt. Rientra perfettamente nell’ambito di questi ascolti – e di certe letture: lo stesso Sib tira fuori nel suo pezzo i nomi per me fondamentali di William Faulkner e Cormac Mccarthy – ma è molto al di sopra. Come ho già scritto, è al livello del miglior Bonnie Prince Billy, con tutto che si potrebbe anche dire che è al livello (forse di più) del miglior Chesnutt. Gli Akron Family invece sono una band molto più freak e free, eccitante dal punto di vista intellettuale e fantastica da ascoltare. Una scoperta continua, una fonte inesauribile di stupore musicale. Gli Angels of Light hanno fatto un buon disco, e quando Gira tira fuori un buon disco a me tanto basta per poterlo mettere in chart.

Ti ricordi il punk-funk? La mia posizione sugli LCD Soundsystem è semplice. Poteva essere tranquillamente disco dell’anno, anche se per me il doppio omonimo rimane almeno due spanne sopra. Questo disco è praticamente perfetto, molto più comunicativo, però l’altro riesce ad avere le citazioni, il gioco intellettuale, le canzoni, le sperimentazioni, i viaggi sonori. Questo possiede la canzone dell’anno, e molto di più. Ma dovendo scegliere tra questo disco e l’altro, non avrei dubbi. I !!! hanno perso qualcosa rispetto all’inizio dell’anno, ma sottovalutare questo disco secondo me è un errore. Sarà anche vero che il punk-funk non tira come prima, ma al di là dei trend in cui una band può essere ingabbiata, i !!! sono una grande band. E il loro percorso è ancora straordinario (lo stesso non si può dire ad esempio per i Rapture).

4 Risposte to “Considerazioni di fine anno”

  1. ILNomeNonConta Says:

    Un anno fa circa (si era in tempi di classifiche 2006) ti chiesi degli arctic monkeys, prendo queste parole come completamento della risposta. Nonostante tutto positiva.

    Inoltre, a contrario di quanto preannunciato dalla tua classifica, forse la mia classifica di quest’anno non ti sembrerebbe neanche tanto male.

    Dei dischi da te citati (quelli che posseggo o che ho comunque potuto ascoltare) sono abbastanza d’accordo.
    Ciò detto ignoro Low e Wilco, che pur sento abbastanza elogiati in giro. Ma questo poco vuol dire se si considera il fatto che nelle classifiche dei critici subito sopo Radiohead e LCD vengono gli Arcade Fire di Neon Bible.

  2. onrepeat Says:

    almeno i wilco di yankee foxtrot hotel e a ghost is born dovresti ascoltarli. insieme all’accoppiata kid a/ amnesiac sono il meglio del “rock” del decennio. anche i low sono grandi, però. gli arcade fire hanno fatto quest’anno un bel disco, con alcune canzoni molto belle (oceans of noise su tutte) ma c’è qualcosa che non mi convince della loro estetica, sarà la pomposità, non so.
    sono curioso di leggere la tua classifica. quando la pubblichi?
    (comunque il mio discorso sull’inghilterra è volutamente paradossale…)

  3. ILNomeNonConta Says:

    Piccola premessa: il problema del nome da riportare nei commenti.
    In genere lascio il mio nick da blog “ILNomeNonConta”, solo che la prima volta che ho commentato con questo nick non ti piacque molto, allora ho in seguito optato per il mio nome di battesimo “sergio”, solo che quando sono di fretta non faccio attenzione al nick e spesso mi esce ILNomeNonConta, come nell’ultimo commento. Siccome l’identità è comunque svelata a dispetto del nome, io lascerei la seconda opzione per mia comodità. Spero di esser stato chiaro, e che vada bene ^^.

    Io come te ho speso i miei buoni 20 euro per l’album degli Arcade Fire, ascoltandoli in heavy rotation per qualche giorno e niente non mi hanno convinto. Non dico che sia un brutto lavoro, ma non riesco a capire chi lo giudica il meglio dell’anno ed io per sicurezza l’ho escluso anche dalla top 10.

    La mia classifica è pubblica da una settimana e mi sono limitato solo ai primi 10, non senza ripensamenti di bassa classifica.

  4. onrepeat Says:

    ma non mi era piaciuto perché non c’era un link, sembrava un commento anonimo…

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...


%d blogger cliccano Mi Piace per questo: