Attenti a quei due. I Gutter Twins di Lanegan e Dulli

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La prima cosa che mi viene in mente mentre mi accingo a scrivere dei Gutter Twins è quello che ho scritto tempo fa su Mark Lanegan. Ovvero: sono stanco di sentire Lanegan dappertutto fuorché dove vorrei sentirlo, ovvero in un disco di Mark Lanegan, nel seguito di quel piccolo capolavoro che era Bubblegum del 2004. Dal 2004 ad oggi lo abbiamo sentito nel disco condiviso con Isobel Campbell (ex Belle and Sebastian), dove si faceva la parodia del country in nero, del suono del deserto, del folk scheletrico, del gotico americano con una ragazza che nella sua vita ha intitolato un disco Amorino. Lo abbiamo sentito nell’ep dei Twilight Singers, invocare Gesù nel disco di un duo trip hop post litteram come i Soulsavers, nel disco – e ci mancherebbe altro – dei Queens of the Stone Age. E sono sicuro di dimenticare qualcosa. Molto impietosamente, su Rumore una volta hanno scritto – cito male a memoria – che se lo invitate a casa probabilmente canterà anche con vostro cognato (in questo periodo mi gira così, mi piace dir male dei miei artisti preferiti).
La seconda cosa che mi viene in mente è che è dal 2004, cioè dai tempi di She Loves You che però era un disco di cover, che Greg Dulli non ne imbocca una giusta (vabbé, Afterhours a parte, per essere buoni). Inizio a pensare che forse ad essermi stancato di Dulli sono io. Lui semplicemente continua a fare esattamente quello che fa da sempre – impennate di chitarre, amore per il soul a go go, romanticismo e languore – e io sinceramente non ho più voglia di starlo a sentire.
Quindi, tenute presenti queste due validissime ragioni, dei Gutter Twins – la combinazione di Mark Lanegan e Greg Dulli – dovrebbe importarmi poco o nulla.
E però. Era da tempo che aspettavo di sapere come poi sarebbe andata questa combìne di due reduci del grunge che hanno continuato a fare musica interessante (Mark Lanegan soprattutto, ci mancherebbe altro). E poi ho ascoltato il primo pezzo. Idle Hands. Bisogna premettere una cosa. A me i chitarroni così non piacciono più da tempo, fino all’altro ieri li consideravo così tremendamente fuori moda e inattuali da non riuscire più a sopportarli da nessuna parte (nemmeno nel pur carino disco “rock” dei Walkabouts di due anni fa). Eppure, a sentire questo pezzo dalle chitarre corpose e pesaaanti ho provato un moto di, non saprei bene come chiamarla, empatia. Che questa estetica rock stia facendo di nuovo breccia? Sarei portato a dire di no – non so quanto potrei gestire emotivamente un revival di quei suoni lì, di quel rock anni novanta che non ha lasciato nessun lascito sul piano musicale, solo qualche morto sul campo ed eroe dimenticato (Layne Staley). Ma comunque è un fatto: da tempo quei chitarroni non mi sembravano così convincenti. C’entra anche il fatto che canta Lanegan, che il pezzo non è male, anche se l’impennata nel ritornello è quintessenzialmente dulliana. Il secondo pezzo postato, The Stations non è male pure quello. Il disco si chiama Saturnalia e uscirà nel corso del 2008 per Sub Pop. Forse mi pentirò di quello che sto per scrivere, ma mi aspetto qualcosa di buono dal disco dei Gutter Twins.

4 Risposte to “Attenti a quei due. I Gutter Twins di Lanegan e Dulli”

  1. 'na Says:

    …non ti piacque nemmeno l’album con Isobel Campbell? Io l’ho adorato!
    Non ho ancora sentito nulla di questo nuovo progetto, uhm..son curiosa.

  2. nocturama Says:

    (sono “loggato” con l’altro blog) all’inizio sì, ogni cosa su cui mette bocca lanegan è comunque rispettabile! però poi l’ho ascoltato più attentamente e qualcosa mi ha infastidito, non so. e poi io voglio un disco di mark lanegan da solo!

  3. corrado zedda Says:

    Non saprei che pensare del tuo commento: i chitarroni non ti vanno perché sono fuori moda? Da come ti sto conoscendo su “On Repeat” non mi sembri tipo da ragionamenti modaioli, tutt’altro. Apprezzo molto le tue letture su quanto di musicale esce sul mercato e finalmente trovo un critico – divulgatore ben preparato e all’altezza del compito. Tuttavia certe tue motivazioni talvolta mi spiazzano.
    Comunque è vero che Lanegan ultimamente stia un po’ campando di rendita, forse non ha voglia di metterci la faccia in un disco tutto suo perché magari è a corto di idee, però è anche vero che sia lui che Dully stanno facendo un po’ il pieno di idee, emozioni, tutta roba che lo scambio fra musicisti consente e favorisce, tutta legna in cascina per il futuro.
    A scanso di equivoci, apprezzo molto il tuo lavoro, che permette anche ai vecchietti come me (ho 41 anni e un bel po’ di esperienza da musicista e conduttore) di rimanere aggiornati quando si fatica a trovare una buona radio che trasmetta musica e contenuti interessanti.
    Sono Corrado Zedda, qualche volta ho inviato sms al programma e fra gli anni ’80 e ’90 ho suonato in gruppi con Marco Mancini (col quale stiamo provando a collaborare ancora), Maurizio Rocca e tanti altri fra i quali (addirittura e per breve tempo) Giuseppe Pionca. Mi piacerebbe riscriverti altre volte, se mi sarà possibile, comunque appena posso cerco sempre di ascoltare la tua bella trasmissione.
    A presto, allora, Corrado

  4. onrepeat Says:

    ciao corrado, molto piacere di conoscerti. a volte sono ironico e volutamente paradossale, per cui preciso il senso della frase. è un fatto abbastanza innegabile che oggi, nel 2008 e in generale in questi anni zero, la musica che si basa su un’estetica classicamente rock “dura” sia decisamente poco apprezzata, “inattuale” se proprio non vogliamo usare l’espressione “fuori moda”. è una questione di clima generale, di “spirito del tempo”, ma non solo. se io oggi ascoltassi per la prima volta gli alice in chains, non mi piacerebbero. sono contento di averli scoperti a suo tempo. oggi sono mutati i miei gusti, prima di tutto. l’anno scorso ho ascoltato il nuovo dei tool, che un po’ di anni fa amavo molto: mi ha annoiato a morte. il fatto è che questo tipo di rock secondo me ha fatto il suo tempo. può continuare a piacere, naturalmente, ma non è in grado di aggiungere nulla di nuovo allo scenario musicale attuale, in cui le cose più eccitanti hanno il nome di Battles, Panda Bear, LCD Soundsystem, M.I.A., Burial – tanto per rimanere a nomi del 2007, senza nessuna parentela di nessun tipo col tipo di “rock” di cui sto parlando. che è schiavo di cliché, è a modo suo un “genere” codificato che non ha saputo generare una figliolanza interessante (se pensi che dagli alice in chains è venuta robaccia come gli staind, o che dai nirvana sono derivati i nickleback, forse ci capiamo!). a me il rock convenzionale non piace più da tempo, cioé dalla fine degli anni novanta quando ho scoperto retrospettivamente la musica su cui si basano i miei ascolti attuali: il post punk (anche quello più di avanguardia), l’indie rock classico e poi tutta la musica degli anno novanta che non si basava sulla tradizionale dicotomia grunge/brit-pop (generi conservatori entrambi). quindi il post rock, il lo-fi, il noise, certi cantautori americani, la elephant six, l’alt country da una parte, molta elettronica inglese dall’altra. ho escluso il genere “rock duro” dal mio orizzonte – esattamente quando è classicamente rock, conservatore.
    il mio discorso era paradossale perché: adoro mark lanegan, è forse una delle mie poche certezze musicali, ma non mi piace la deriva che ha preso, cioé quella di chi canta con chiunque ma mai le sue cose. credo sia un buon esercizio dir male (quando è giusto) dei propri miti musicali, evita il rischio di idolatria a-critica. dei gutter twins peraltro ho parlato bene, e mi incuriosiscono, ma dulli in generale mi ha stancato (e questa è una cosa iper-soggettiva). e ripeto: sentire quel tipo di chitarre mi ha fatto pensare che era da tempo che non mi convincevano in quel modo. chiedo scusa se sono stato così lungo, spero però di essermi chiarito.
    a presto!

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