Sabato 26, con Desvelos

Sabato 26 gennaio su On Repeat c’è ospite Giuseppe Pionca di Desvelos. Saremo in diretta dalle 18:05, per due orette circa, sugli 88,7 e 93,5 a Cagliari e dintorni, oppure – finalmente! – in streaming su radiopress.it (cliccate il pulsante verde in alto). Si parlerà di molte cose. Della sua etichetta, della scena sarda di ieri e di oggi, di “rock italiano”, di ascolti, di cose, presenteremo in anteprima il disco di una band sassarese di cui esce il disco questo mese (i Primochef del cosmo), e insomma sarà una puntata gradevole. Qui sotto potete leggere una vecchia intervista, fatta nel luglio del 2006, che uscì sul giornale solo parzialmente. Considerate comunque che è una intervista di un anno e mezzo fa. Domani invece puntatada solo, con bella musica e un po’ di chiacchiere, in diretta.

1302500518_l.jpgQuando è nata la Desvelos? Mi puoi parlare un po’ del perché è nata, con quale finalità (a parte quella, ovvia, di pubblicare dischi!), con quali riscontri?
Desvelos è nata contestualmente al suo primo e duplice parto. Era il febbraio del 2003 e venivano alla luce “Love has many faces” degli Antennah e il primo omonimo dei (P)neumatica.L’etichetta è nata per un motivo molto semplice, votato alla sopravvivenza: i due gruppi sopraccitati avevano i dischi pronti già da tempo, dischi bellissimi che tutti volevano ma che nessuno “pigliava” per le solite ed annose questioni che girano attorno al mercato discografico, in caduta libera proprio da quegli anni in poi. Considerato che da sempre esiste un ottimo rapporto con i gruppi, si è i concordato assieme di capitalizzare sforzi e contatti per pubblicare questi dischi con la loro veste migliore. I riscontri generali sono stati soddisfacenti; a distanza di tre anni e mezzo si parla con rispetto di Desvelos sia tra gli addetti ai lavori che tra il pubblico di settore. Ad esempio, le recensioni su Wire (blasonatissimo giornale specializzato inglese), qualche passaggio su RadioRai, le collaborazioni con Hugo Race, Cesare Malfatti dei La Crus, Giorgio Canali e Gianni Maroccolo, Giovanni Ferrario, ecc hanno dato i loro frutti. E non solo. Se poi le uscite economiche non superano le entrate questo vale soddisfazione doppia.
Come giudichi la situazione musicale sarda? Ci sono possibilità di sviluppo? Vedi movimento, fermento, voglia di emergere, band interessanti?
La situazione sarda, con le debite proporzioni, è tale e quale quella dei miei esordi musicali, anche se all’epoca ero un semplice estimatore. Era il 1985 e giù di lì (avevo quindici anni) e si faceva la spola tra un’assemblea musicale al nautico e una rassegna rock al Biggest di Samassi. Ieri come oggi c’erano i gruppi più organizzati come quelli improvvisati o quelli che richiamavano più gente per presenza scenica assiemen ad un grosso substrato di band dalle buone speranze. Molti di questi ancora animano le nottate rock’n roll sarde, altri si sono persi per strada. Dagli anni ottanta ai giorni nostri vedo una differenza sostanziale solo in alcuni punti; naturalmente l’avvento di internet ma anche una grossa esposizione mediatica che gira attorno alla musica ma che, attenzione, è altrettato fuorviante. Mi ha colpito parecchio l’attitudine e la determinazione dei Sikitikis o degli Antennah del periodo Consorzio Produttori Indipendente, questo sì. Entrambi hanno voluto fortemente ciò che hanno ottenuto, anche se in tempi differenti. Mi spiace invece affermare che la scena contemporanea sia tutt’altro che brulicante. È vero, si suona spesso ed ovunque, ma sono pochissime le band o gli artisti che risaltano per buon gusto o innovazione. Così al volo mi vengono in mente i cagliaritani Lupe Velez o il villacidrese Mauro “Vanvera” Vacca.
Quali sono i criteri che ti spingono a scegliere un disco oppure un altro? Quali sono le atmosfere che privilegiate? Il mood, diciamo?
Innanzitutto privilegiamo gli artisti con i quali esiste un rapporto umano consolidato. Questo permette di parlarci con cuore aperto e chiarire subito le possibilità di un’etichetta piccina come la nostra. Questo scambio è reciproco e non è casuale che la Desvelos ospiti anche artisti di importante caratura. Esempio; quando ti si propone un disco firmato Hugo Race, colui che suonò svariati anni con Nick Cave, non credo sia difficile scegliere. È il caso di Merola Matrix e di Sepiatone, due progetti che hanno avuto una notevole risonanza internazionale, soprattutto se si ragiona con i canoni di una piccola etichetta indipendente. Per il resto è sufficiente che non ci si propongano generi troppo estremi, ci piace il limbo e la promiscuità musicale e nelle tredici uscite targate Desvelos si può davvero assaggiare musica a 359 gradi.
E i Primochef del cosmo?
I Primochef sono dei ragazzi fantastici sotto il punto di vista umano. Per quanto riguarda la parte artistica spetta al pubblico giudicare anche perché per un’etichetta ogni “figlio” è importante quanto un altro. Vengono da Sassari e ci milita qualche elemento il cui passato è stato importante, vi ricordate dei PMI? Diciamo che ci siamo scoperti reciprocamente un po’ come ci siamo detti in altri tratti di questa intervista, c’è stato un forte interessamento e dedizione verso Desvelos. Abbiamo iniziato un percorso focalizzando certi aspetti; vedi la produzione artistica di Giovanni Ferrario (Micevice, Scisma, Morgan, Estra, ecc.), il rispetto di certi tempi, e tanti altri punti che hanno capitalizzato e che hanno portato all’esordio grazie anche alla collaborazione con la sassarese Diobes di Umberto Graziano. Nessuna aspettativa particoalre se non una passione comune e il congiungimento di ogni sforzo per far conoscere al meglio la propria musica.

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