Impressioni su Bachelite degli Offlaga

image_10018.jpgFinalmente ho comprato Bachelite degli Offlaga Disco Pax. Finalmente mi sono deciso ad ascoltarlo. Dico finalmente perché avevo il timore che la sfolgorante scoperta di Socialismo tascabile di tre anni fa potesse essere ridimensionata da un secondo disco poco riuscito, deludente. Come spesso capita di questi tempi, in cui – forse anche per ragioni mie personali, non so – il secondo disco di una band che ho amato intensamente al primo, tende invariabilmente a deludermi al secondo (il terzo poi neanche lo ascolto, sempre che arrivi). Ho messo su il cd e sono andato direttamente alla traccia numero 6, Cioccolato I.A.C.P. Quando l’ho sentita questa estate dal vivo ho passato il tempo dell’ascolto con il nodo alla gola d’ordinanza. È una canzone che ti mette addosso una tristezza sempre sul punto di esplodere in pianto. Racconta una storia triste di degrado urbano, di vita in periferia, e lo fa con un tale senso di partecipazione, compassione, tenerezza che sembra quasi che non si potessero usare altre parole per raccontarla. Ci sono gli amici del campetto, l’eroina, la ragazzina delle medie che si dà ai ragazzi con troppa facilità, la storia del Toblerone finalmente svelata (ora tutti sanno perché), ma soprattutto uno scenario degradato in cui alle persone non è data grande speranza. Durante il concerto c’è stato anche chi ha osato ridere alla parola “pompino”. Quanto l’ho ascoltata su disco ho provato le stesse identiche sensazioni, se possibile anche con maggiore intensità. Credo che la ascolterò poco, questa canzone, in futuro, perché stare sette minuti praticamente in apnea, cercando di non lasciarsi andare alle lacrime (giuro, è così) non è facilmente sostenibile. Per il resto il disco – a questi primi ascolti un po’ titubanti – mi sembra un po’ discontinuo, con un inizio fiacco che si riscatta decisamente nella seconda metà. Dovendo ragionare molto velocemente in termini di “mi piace/non mi piace”, bocciate Superchiome e Ventrale ed è un male perché segnano l’inizio in maniera debole, Sensibile mi ha dato fastidio politicamente (non mi sarei mai aspettato da Max Collini un giudizio politico da partita di calcio, nonostante l’arguzia di certi passaggi) e ha accresciuto il senso di fallimento iniziale del progetto Offlaga. Poi il disco si riscatta notevolmente dopo, e non c’è più un pezzo debole, con menzione particolare per i pezzi più pop o altrimenti più ritmati (Lungimiranza e Onomastica, entrambi dei gran bei pezzi che ho messo a ripetizione nelle ultime ore). Comunque non è un giudizio finale, è solo un’impressione. Mi sembra comunque che manchino i pezzi definitivi e stavolta l’elemento ritmo è troppo in secondo piano. Mi premeva però di segnalare un capolavoro come Cioccolato I.A.C.P., e invitarvi all’ascolto silenzioso e partecipe. Comunque ci tornerò.

6 Risposte to “Impressioni su Bachelite degli Offlaga”

  1. tostoini Says:

    Per me il pezzo veramente fuori scala di quell’album è Venti Minuti, non riesco a sentirlo senza un nodo alla gola.

  2. onrepeat Says:

    si è vero, quando l’ho ascoltato la prima volta ho pensato che stavolta max collini è stato anche maledettamente commovente… ma il resto dell’album? come ti è sembrato?

  3. consuetudine Says:

    piccola bombetta in terra nuostra!!

  4. tostoini Says:

    Non l’ho ancora ascoltato abbastanza per avere un’opinione precisa, però nel complesso l’impressione è piuttosto buona.
    C’è da dire che partivo un po’ prevenuta perché il primo disco mi sembrava quasi un progetto ‘autoconclusivo’ e non riuscivo a immaginare come potessero continuare su quello stile senza scadere nel manierismo, invece mi sembra che ci sia stata un’evoluzione, non so come dire, uno stile più…adulto?intimista? lasciando da parte un po’ di quel ‘folklore di sinistra’ che forse è la cosa che ad un ascolto superficiale è quello che balza più agli occhi degli offlaghi.
    Invece una cosa che non mi è piaciuta molto, sempre da profana, è il volume così basso della voce di Collini, in alcuni pezzi si fa fatica a sentire quello che dice.
    Tra i miei preferiti comunque c’è anche ‘Dove ho messo la Golf’ e sul versante un po’ più amenamente ironico ‘Fermo!’ (la prima volta che ho sentito la storia del gambero ero sull’autobus e non riuscivo a smettere di ridere).
    Insomma nel complesso mi sta piacendo, sisi.

  5. onrepeat Says:

    considera che il lato “politico” non mi era mai sembrato determinante, se non a livello di immaginario. non c’era nessun intento militante, insomma. in quel pezzo purtroppo la militanza “antifascista” (anacronistica e punto) è emersa, proprio sul finire del pezzo, che sembra voler galvanizzare gli ascoltatori più politicizzati in senso maggiormente identitario, e questo non mi è piaciuto. la considero una brutta caduta di stile, davvero. poi nel complesso mi sembra più maturo ma meno bello, meno incisivo. parte male e una falsa partenza pregiudica l’ascolto. solo dopo diversi ascolti mi sono convinto che in fondo il disco è un buon disco. è tirato su da un capolavoro vero come cioccolato i.a.c.p., da un pezzo bello come venti minuti, e da due strike formidabili: lungimiranza e soprattutto Onomastica. Fermo! è simpatica, fa ridere, vero.

  6. corrado zedda Says:

    E’ un disco che fa male, questo bis degli Offlaga. Che ti spiazza ancora, ti commuove, ti agita, ti fa salire anche il furore, in certi momenti.
    Si l’inizio sarà moscio (a parte l’ultima frase di Superchiome), ma sinceramente il disco conquista ascolto dopo ascolto e ci sono pure le grandi canzoni: non tutto il disco, per carità, ma citatemi qualcosa di altrettanto corrosivo, vero, commovente come questi gelidi racconti dell’era del comunismo italiano.
    Venti minuti mi ha ricordato il rapporto con mio padre, morto due anni fa, non posso ascoltarla senza trattenere un groppo in gola e una sensazione di qualcosa lasciato irrisolto (a differenza del protagonista del brano); Lungimiranza ci vendica tutti quanti sull’aria mefitica che siamo costretti a respirare oggi e da dove questa aria ha preso origine; la canzone della golf è veramente diverente; e via discorrendo, compreso il capolavoro del disco, Cioccolata IACP, che ricorda davvero la mia infanzia (a La Palma) e quella di altri miei amici o compagni di viaggio persi per strada.
    Sono racconti, mi piacciono per come sono scritti e narrati, diversi da quello che scrivo io ma complementari a quello che cerco di raccontare, sono l’altra faccia di un mondo che conosco fin troppo bene.
    E poi c’è la musica, che inizialmente passa inosservata, quasi non l’avverti, ti sembra un continuo ronzio elettronico di accompagnamento e poi invece ti accorgi che c’è ed è personalmente funzionale all’anima dei racconti.
    Per me è un gran disco, che possa essere un capolavoro lo potremo capire solo con gli anni, quando ascolti ed emozioni si sedimenteranno. Trovatemi un altro disco che faccia parlare allo stesso modo in Italia in questo momento, orfana di Ferretti e compagnia, dominata dalla modestia, quando non dalla mediocrità.

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