Primochef del Cosmo

primochef.jpgLa prima domanda che uno si pone ascoltando il disco dei Primochef del Cosmo non riguarda esattamente la musica. Molto banalmente: Primochef del cosmo perché? “Il nome viene da un racconto di Stefano Benni, tratto da Il bar sotto il mare – spiega Gippo Pocobelli, chitarrista della band. “In sintesi: il diavolo vuole impossessarsi dell’anima di uno chef. Lo chef per prendere tempo prepara mille manicaretti e alla fine riesce a fregare il diavolo. Dirai: “ma con la vostra musica cosa c’entra?” Infatti non c’entra. C’entra piuttosto con il nostro amore per il cibo e la cucina…” Prendendo per buona la spiegazione spiritosa e liquidando la faccenda nome, rimane da spiegare chi sono i Primochef. Si tratta di una band sassarese nata nel 2002 di cui è uscito proprio in questi giorni il primo disco, omonimo, per la cagliaritana Desvelos Records su distribuzione Audioglobe. La band è composta da Andrea Mura (basso), Pocobelli (chitarra), Marco Manca (chitarra), Marcello Meridda (batteria) e Pasquale Demis Posadinu (voce) – alcuni di loro provengono da alcune esperienze precedenti del rock sassarese, come i Duende, Amanita, P.M.I. Il disco ha avuto una gestazione un po’ travagliata, se è vero che è stato registrato nel 2005 è che solo oggi ha visto la luce. Tra l’altro la produzione porta il nome di Giovanni Ferrario (Scisma, Micevice), che – notizia recente – suonerà nel nuovo disco di PJ Harvey realizzato in collaborazione con John Parish. “Lavorare con “il vecio” è stata una bella esperienza, per certi versi un po’ traumatica ma di sicuro positiva – spiega Pocobelli. “Bisogna dire che il disco è stato registrato con uno studio mobile allestito in una casa di campagna dove ci siamo rinchiusi per 15 giorni. Ci si alzava di mattina e si suonava tutto il giorno. olti brani sono stati completamente riarrangiati durante la registrazione”. Nell’attesa che il disco uscisse comunque è stato fatto circolare un EP numerato distribuito gratuitamente ai concerti, che conteneva due pezzi: Estasi pura e Per rispondermi. In particolare Estasi pura è stato un piccolo successo che ha girato in numerose radio indipendenti e fatto circolare il nome della band in Italia. Anche se poi il disco si muove su parametri un po’ diversi rispetto a quelli del singolo, che era un pezzo tirato e asciutto, compatto, ballabile e molto radiofonico. “È nato l’ultimo giorno di registrazione. Marcello già smontava la batteria, Pasquale ha imbracciato la chitarra e si è messo a canticchiare un suo vecchio pezzo. Ferrario ha apprezzato. Così all’ultimo minuto lo abbiamo arrangiato e suonato”, spiega. Il resto del disco è più legato a certo rock italiano anni novanta – Afterhours soprattutto – con qualche dichiarata influenza cantautoriale e poi riferimenti più o meno diversi che si possono leggere tra le righe (la wave di Ambipur, il blues stonesiano di Quello che ti ama). Però certo, essendo il disco stato registrato nel 2005 lascia fuori tutta la possibile evoluzione della band in questi ultimi anni. “Dovendo registrare ora il disco sarebbe diverso. Questa è una fotografia degli Chef di quel settembre 2005. I pezzi che stanno nascendo ora sono decisamente più rock. L’intenzione è quella di registrare un disco che mantenga l’energia e l’impatto dei nostri live”. Per quanto riguarda invece la scena sassarese di questo periodo, come andrebbe giudicata? “Sinceramente ci sono stati anni migliori – spiega Gippo. “Parlo degli anni ’90, in particolare. C’era decisamente più fermento e proposte interessanti (P.M.I., Ozelo, Duende, Amanita per citare solo qualche gruppo). Ora i giovani mi sembrano un po’ distratti da altro e nelle sale prova ci sono gruppi con un età media di 30 anni, anche di più…Insomma, alla fine siamo degli irriducibili che hanno ancora voglia di sognare”. Pubblicato il 12 febbraio ne Il (Nord) Sardegna e parzialmente anche ne Il (Sud) Sardegna

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