Ed è più moderno di te

amen.jpg“Satana all’inferno per te/ ed è più moderno di te/ avremo divani fondi come tombe/ stando a quanto dice Baudelaire”. Si tratta di Baudelaire dei Baustelle. La canzone già dall’inizio mi ha steso. Il piacere di sentire un verso come “ed è più moderno di te” ha qualcosa di perverso, ne sono consapevole. Poi la canzone è un trionfo di citazioni che vanno da Gesù a Pasolini a Piero Ciampi, su di una struttura musicale che ricorda addirittura i Talking Heads. Un pezzo pure un filino kitch, per quanto mi riguarda. Ma quanto mi piace non posso stare qui a spiegarlo. Ora. Ci sono cose francamente di Amen dei Baustelle che ancora non mando giù (continuo ad essere convinto che Charlie fa surf non sia esattamente una canzone memorabile), ma sono sempre più persuaso che – pur nel loro modo abbastanza irritante – i Baustelle siano la migliore band pop rock in Italia.

(Il pezzo lo potete ascoltare nel caso qui: http://www.youtube.com/watch?v=BsHUGKlI8tM)

9 Risposte to “Ed è più moderno di te”

  1. Marco Says:

    E’ inutile non li reggo: così come per gli Offlaga, fatico a far girare i loro cd fino alla fine. Per quanto “Baudelaire” abbia un suo fascino, così come “il liberismo ha i giorni contati”. Ma il modo in cui cantano proprio non lo digerisco.

  2. consuetudine Says:

    ti ho già detto.
    c’avrei voglia di fare una super extension completativa di un altro commento sul “miglior gruppo” e il “miglior pezzo” de terra nuostra, sul tuo post charlie.
    sareppe spreco, dunque uso la concisione (IMPORTANTE: da non confondere con superficialità) che manca al “miglior gruppo”

    sciroppi
    sciroppi
    sciroppi
    e basterebbe solo la traccia che citi te qua sù.

    p.s: è inutile non ci riesco voglio aggiungere…..aggiungo che è lo stesso effetto riportato alla musica che mi fa salvatore niffoi. ascolto (amen in questo caso) e leggo/ per niffoi (tutti quelli dell’adelphi) con la sensazione, e di salvare sempre più punti circoscritti, dettagli forse, singoli pezzo o qualche musichio da amen, e l’immancabile uso metaforico per Niffoi ad esempio.
    ho paura che sarà sempre meno
    basta
    stop

  3. onrepeat Says:

    si, ricordo bene il tuo pensiero su charlie… ma anche per me, sotto un certo aspetto, vale quello che dici tu sull’ascoltare i baustelle con la sensazione che possano piacermi sempre meno. amen ancora devo digerirlo tutto. anche baudelaire è una canzone che se ci ragioni un po’ a fondo non è che sia esattamente un capolavoro. fare un pezzo à la talking heads (quindi significa anche che ci trovi dentro un po’ di dfa, oggi) aggiungendo degli archi sontuosi con tanto di lunga coda strumentale, con quel testo lì, risulta uno strano frankenstein pure leggermente pretestuoso. eppure funziona. e sono i dettagli, quelli che richiami tu, a volte a salvare il contesto (quando il contesto non vale già di suo, bisogna dirlo). prendi colombo. “Siamo scrittori in crisi a Beverly Hills/ E siamo John Cassavetes”. non so a te, ma a me questo citazionismo nonchalant fa impazzire.
    il punto è che al momento non c’è un’altra band come i baustelle in giro. cioé in grado di piacere al grandissimo pubblico riuscendo a conservare credibilità. charlie fa surf non è un capolavoro generazionale come scritto in una rubrica della posta curata dal giornalista musicale che stimo di più in italia, ma amen tiene botta bene, nel complesso. e ascoltando charlie non lo avrei detto.

  4. consuetudine Says:

    sei abbastanza sobrio e per questo ti darei dei cinque alti.
    mi fece “paiura” il tranello “charlie”.
    Adesso invece continuo, non con paura ma con una pacca di convinzione in più, a veder cadere tutte le personcine su quel punto dove è facile caderci, e chissà perchè con sempre i soliti due termini: geniale e capolavoro. è questo che non è tollerabile, errato. trovo molta più genialità nelle strampalatezze degli elii. io.
    la loro ruffianeria e cialtroneria mi stuzzica e la gusto, nel dettaglio, ma non può convincermi fino a quel punto lì. fino ad impazzire.
    li ho visti sabato. e le parole eran le solite. nelle bocche e nei vagiti di tutti. con la scontatezza del famoso “ha gli occhiali? è bob”, oramai divenuto automatismo.
    rachele era l’unica cosa che ho adorato durante tutta l’esibizione. lasciandomi con una voglia di cospargere eyeliner in qualunque occhio….

    se lo meritano tutto questo per carità.
    ma so anche che vogliono meritarselo spacciandosi per sciroppo e questo non mi va affatto bene.
    checche ne dica l’orsetto sib.

    p.s: in tutto questo musicare barocco sui talking heads e sopratutto dfa avrei da ridire
    soprattutto james, credo

  5. corrado zedda Says:

    Disco controverso questo Amen dei Baustelle.
    Citi Baudelaire e citi il brano migliore del disco.
    Di un brutto disco, o meglio, di un disco non riuscito da parte di una grande band che poteva risparmiarsi un’uscita del genere.
    Eppure le premesse c’erano tutte: 3 anni di attesa, il clamoroso successo de La malavita, una consapevolezza sempre maggiore delle proprie possibilità. Eppure i Baustelle (a mio parere) hanno toppato. Lo dico da fan della prima ora che li ha seguiti in tutta la loro parabola. Certo per me il disco migliore resta La moda del lento. Troppo autobiografismo parallelo che mi aveva colpito (Bouquet, La moda del lento, Cin Cin raccontano il mio 1999-2001 meglio di come potrei raccontarlo io stesso), troppo alta la caratura dei singoli brani, arrangiamenti eccezionali e variegati.
    Quello che mi colpisce in negativo degli ultimi Baustelle è la eccessiva monoliticità degli arrangiamenti, nei quali non si individua più il colpo di genio l’inserimento ad hoc di quello strumento o di quella soluzione sonora che era prerogativa di una band dai mille risvolti. Secondo me mandar via Francesco Massara (se lo hanno bogato come hanno fatto per i musicisti precedenti) ha significato un forte impoverimento in questo senso. Ora la band è totalmente schiacciata sulle personalità di Francesco e Rachele. Solo che Bianconi, pur inserendo alcune perle qua e la, ha perso un po’ l’ispirazione, mentre la Bastreghi, che pur adoravo e ancora mi piace tanto, è addirittura indisponente in certi brani del nuovo disco. L’altro chitarrista, che pure è un Baustelle original, si perde in questa omogeneità di arrangiamenti e il suono che aveva elaborato nei dischi precedenti (pensa a certe idee in Bouquet) sono praticamente scomparse o impercettibili. La sezione ritmica, anche se è la stessa del disco precedente, dà l’idea di turnisti, più che di elementi attivi all’interno del gruppo.
    Tutto questo ha i suoi riflessi anche dal vivo, come nel concerto un po’ deludente del 2006 al Transilvania di Cagliari.
    C’è di buono che il gruppo si sta rivolgendo ad alcuni grossi nomi del passato musicale italiano, per far riscoprire nomi e sonorità che avevamo dimenticato.
    C’è di buono, poi, che davvero i Baustelle rimangono, nonostante tutto, una delle migliori band italiane in circolazione. Ma la delusione per un disco inutile (ad esser buoni) è davvero tanta.
    Corrado

  6. onrepeat Says:

    sono tornato sul disco in modo intensivo per via di una intervista. non c’è niente da fare, passato lo sconcerto iniziale il disco è bello, ma davvero.

  7. ludovica Says:

    mi date la spiegazione di questa canzone perkè io nn l’ho capita

  8. corrado zedda Says:

    Credo che sia un mettere in riga certa spocchia neo crepuscolare da salotto. Chi gioca col ruolo di “maledetto” ed è magari già vecchio o comunque “antico” più di Baudelaire. Questa almeno la mia lettura del testo. Ciao e Buon 2009!

  9. corrado zedda Says:

    Ma è anche il fatto che scrivere, in qualche modo dia l’eternità a cui la nostra dimensione umana aspira da sempre. Scrivere per calmare l’inquietudine, scrivere per essere ricordati.

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