Un po’ di dischi usciti in questi mesi

Più o meno i migliori ascoltati in questo primo 2008. L’ordine è assolutamente casuale.

Xiu Xiu, Women as Lovers (Kill Rock Stars). Uno che ha dichiarato (testualmente) di voler “violentare tutta la bella musica”, ha già detto più o meno tutto quello che di essenziale c’è da sapere sulla sua attitudine e sul suo approccio al suono. Immaginate una new wave involuta in equilibrio precario tra sperimentazione, cacofonia ed emotività spinta a livelli quasi imbarazzanti, con “canzoni” ricche di abbozzi melodici sempre, invariabilmente corrosi dall’acido solforico. Il nuovo disco – il sesto ufficiale, tralasciando live, ep e raccolte – riesce a bilanciare piuttosto bene le spinte verso quello che con qualche difficoltà potremmo anche chiamare “pop” (No Friend Oh!), con quella che rimane la cifra peculiare degli Xiu Xiu, una intimità sofferente sbattuta in faccia all’ascoltatore (vedi In Lust You Can Hear The Axe Fall), con la voce di Jamie Stewart spinta – come spesso accade – ai limiti della nevrastenia. Sentite quanto sono belle le ballate Black Keybord e Master of Dump, o F.T.W, che inizia folkeggiante e poi soccombe sul finale, o l’atmosfera post punk e minacciosa di White Nerd che pure riesce in qualche modo a suonare accattivante. L’ascolto però è sempre difficile e sofferto: dall’album di una band che ha scritto un pezzo come “Ian Curtis Wishlist” era abbastanza prevedibile. E c’è anche una cover di Under Pressure dei Queen in duetto con Michael Gira.
Guarda il video di I Do What I Want, When I Want (in cui ho realizzato tra l’altro che Caralee McElroy, la cugina di Stewart, è veramente carina).

Hercules and Love Affair, Hercules and Love Affair (DFA). Di questo disco ho già detto. Posso solo aggiungere che è una delle cose che ascolto con maggior piacere in questo periodo, quando cammino per strada con le cuffiette bianche che spuntano da sotto la maglietta, quando vado in palestra, e dire che se gli LCD Soundsystem (e diverse altre cose) mi hanno riconciliato con la dance da un punto di vista rock, questo disco invece mi riconcilia con la dance da un punto di vista dance. Che poi vi chiederete cosa vuol dire. Vabbé.
Qui Andrew Butler spiega il disco pezzo per pezzo.
Guarda il video di Blind, praticamente il singolo dell’anno, con un Antony alla voce che non potrebbe essere più bravo.
Guarda il video di You Belong.

Ruby Suns, Sea Lion (Memphis Industries/ Sub Pop). Anche di questo disco avrei già detto. Aggiungo solo che in questo periodo è passato un po’ in secondo piano ma che rimane pur sempre un buon disco di pop lussuoso, psichedelico e bizzarro che a conti fatti è il pop che piace di più da queste parti. E le influenze word quest’anno sono particolarmente attuali.
Guarda il video di Maasai Mara

These New Puritans, Beat Pyramid (Angular Recordings Corporation/ Domino). Quando uno pensa che il revival post punk non abbia più granché da dire, escono fuori band come i These New Puritans a smentire l’assunto. Considerate che io non sono esattamente un inglesofilo, almeno per quello che riguarda la maggior parte delle band che tirano avanti la baracca dell’industria discografica d’oltremanica, quella sostenuta – per intenderci – dal sensazionalismo alla NME. Senza poi stare qui a fare discorsi (che condivido) del tipo che le band inglesi di oggi vivono di singoli molto accattivanti ma alla prova dell’album non reggono granché. Qui comunque oltre l’hype e i singoli (impeccabili) c’è di più. Una sfrontatezza tutta inglese che stavolta riesce a catturare fin dall’inizio, riff secchi e angolari – come da copione – sostenuti però da ritmiche più imprevedibili, corpose e nonchalant che li avvicinano molto più ad una idea di dance suonata dal vivo (del resto le band inglesi di oggi fanno della ballabilità una priorità irrinunciabile) e quindi tendenzialmente in bilico tra pseudo nu-rave, Bloc Party e un po’ di fenomeni grime. Insomma: buona parte delle tendenze che si agitano oggi in Inghilterra. Probabilmente non dureranno, ma oggi sono i migliori in quello che fanno.
Guarda il video di Elvis
Guarda il video di Sword of Truth

Fuck Buttons, Street Horrrsing (ATP). Di questo disco ho parlato qui. Confermo la grandezza dell’album, anche se non condivido l’invito del loro nome – specie da quando esistono anche le spillette di On Repeat.
Guarda il video del live di Sweet Love For Planet Earth (un capolavoro) al SXSW.

Nick Cave & the Bad Seeds, Dig Lazarus Dig!!! (Mute). “Anyone who says Nick Cave is in need of a career resurrection is full of shit.” (via). Non aggiungo altro, se non che: del disco (e dei miei patetici turbamenti) ho parlato qui.
Guarda il video di Dig, Lazarus, Dig!!! (che pure continua a convincermi meno di tutto il resto)

Evangelista, Hello, Voyager (Constellation). Direte che questo è il solito disco spaccamarroni per patiti dell’avanguardia che un po’ se la tirano. Probabilmente. Però Carla Bozulich è una interprete straordinaria, personalissima, sofferta, che due anni fa ha realizzato uno dei dischi più intensi che capiti di ricordare in questi anni. Da quel disco, che si intitolava Evangelista, è nata una band con lo stesso nome che mette insieme la Bozulich con un po’ di componenti dell’etichetta collettivo. Tra asperità noise e violenze assortite (Smooth Jazz, Truth Ss Dark Like Outer Space) e parentesi più pacatamente notturne (Lucky Lucky Luck) con tanto di “whoo-hoos” civettuoli, tra violini sinistri (For the L’il Dudes) e lacerazioni che ricollegano direttamente al disco solista (i pezzi posti in apertura e chiusura di disco), questo novo progetto merita davvero più di un ascolto – ma solo a patto che abbiate un po’ di voglia e tempo da dedicare a musica decisamente non facile, non compiacente, con accattivante, per niente consolatoria.
Guarda qualche video di Carla Bozulich

Baby Dee, Safe Inside the Day (Drag City). Dall’America profonda al cabaret mitteleuropeo il passo non è poi così lungo, se uno ci mette in mezzo Tom Waits e il modo in cui lui ha saputo coglierne le connessioni più profonde. Baby Dee nel pezzo migliore del disco, The Earlie King, si rifà alla lezione waitsiana (ma dentro ci sentite anche John Cale e David Tibet) in maniera superba, con un pezzo corrosivo di un/una performer di grande classe, decisamente appartato/a. Per il resto, tante ballate tristi come da copione, ma anche pezzi da Brodway stracciona (The Only Bones That Show) e perfino un tango (Bad Kidneys). Nel disco c’è ospite anche Will Oldham, la cricca è quella freak newyorkese di Antony, con il patrocinio di Current 93.
Guarda un video live con David Tibet (Idumea, dall’ultimo album di Current 93)

Vampire Weekend, Vampire Weekend (XL). Indie pop caraibico, nientemeno, suonato con una freschezza da non crederci da quattro figli di papà della Columbia University, tanto bravi ragazzi con maglioncini colorati e facce pulite. Terzomondismo senza esagerare, Africa più millantata che reale, David Byrne e Peter Gabriel in versione twee, pezzi da due minuti come A-Punk che ti intossicano fin da subito e che puoi riascoltare all’infinito, tanto non ti stancano mai. Dovrebbero starmi antipatici, non posso che amarli.
Guarda il video di A-Punk
Guarda il video di Mansard Roof

Isobel Campbell & Mark Lanegan, Sunday at Devil Dirt (V2). Di questo disco ho parlato ieri
Qui c’è un’intervista ai due
Guarda
il video di Ramblin’ Man (dal disco precedente). Per vederlo dovete loggarvi su youtube perché lo segnala come contenuto inappropriato, essendo particolarmente – diciamo così – sexy.

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5 Risposte to “Un po’ di dischi usciti in questi mesi”

  1. corrado zedda Says:

    Quanta roba!
    Ma ce la facciamo poi ad ascoltarla tutta? A digerirla tutta, soprattutto…
    Comunque ci sono diverse cose decisamente interessanti, senza lasciarsi prendere dal desiderio di vedere o non vedere il capolavoro a tutti i costi.
    Cominciamo dai vecchi.
    Nick Cave. A me il disco non dispiace. Non è un disco eccezionale, va detto. E’ il disco di un cinquantenne che ha già detto e dato quasi tutto ma che riesce a sopravvivere alla sua fama più che dignitosamente. Mio fratello non lo apprezza e dice che se proprio deve ascoltare un disco “rock” di Nick Cave, allora mette “Let love in”. Ma tutti i gusti sono gusti.
    M, Lanegan & I. Campbell. Questo è un gran disco, un grandissimo disco, sono contento che lo apprezzi. Il precedente mi aveva lasciato contento a metà, troppi brani con poca personalità e in mezzo alcune grandi canzoni. Qui è esattamente il contrario.
    Hercules & Love Affair. Come dici tu: ottimo quando fai movimento ma si perde sulla lunga distanza.
    Fuck Bottoms. Per me è una bella scoperta e poi non è vero che non sono radiofonici, non per “On Repeat” o “Stereonotte” o trasmissioni simili. Il grosso pubblico non li digerirà, ma chi se ne frega?
    Xiu Xiu. Carino il video e anche la canzone ma non mi esaltano più di tanto.
    Mi son piaciuti invece i Sunny Day, che hai passato qualche puntata fa. Li conoscevo per “Brainless”, ma niente male, in brani come “Wilderness”, il loro mix fra Echo & the Bunnymen, Muse e non so cos’altro. Spero di vederli a maggio.
    Qualche considerazione sparsa e rapida su altri dischi usciti da poco.
    R.E.M. Il recente album live sarebbe stato un ottimo epitaffio prima di un loro scioglimento, ma poi hanno voluto fare un nuovo disco, più da band vera piuttosto che da quasi cinquantenni appagati con ognuno che vive per conto suo. Hanno voluto rimettere su una vera band, col recupero del vecchio suono I.R.S. e gli va riconosciuto questo merito. Ma il disco è deludente, poca personalità delle canzoni, che proprio non si lasciano cantare. Siamo assai lontani dall’ultimo loro grande disco (“Reveal”) e forse sarebbe meglio si ritirassero, io li ricorderò sempre con affetto.
    Offlaga Disco Pax. Grandi. nient’altro da aggiungere, salvo che li vorrei rivedere live.
    Baustelle. Ho un po’ rivalutato “Amen”, soprattutto dopo il bel concerto di venerdi 18 su Radio1 (a parte la voce inconsistente e monotona di Rachele). Però non è certo il loro miglior lavoro.
    Radiohead. Uno dei capolavori del 2007: sono ancora una band che suona insieme per creare e hanno capito come sta cambiando il mercato discografico. Non tutti lo apprezzano ma “In Raimbows” sarà un disco che continueremo ad ascoltare nel tempo, come si conviene ai dischi che piacciono davvero.
    A Federico Fiumani hanno dato il premio per il miglior disco di rock alternativo del 2007, ma in realtà “Camminando sul lato selvaggio” è una vera schifezza (e lo dico da fan della prima ora): poco suonato, monotono nelle tematiche, con una sola canzone da ricordare. Ben lontano dall’ultimo grande album: “Volume 13”.
    Un vecchietto che il 24 maggio compirà 50 anni (ma sembra un ragazzino) è Paul Weller. Lo so, il disco live è uscito nel 2006, però quando ho fatto vedere ai miei alunni il video del suo concerto a Glanstonbury (estate 2007), hanno detto: “Professore che figo!”…
    Vorrei arrivarci io così ai 50 anni…
    Un caro saluto e ancora complimenti per la trasmissione. Corrado

  2. onrepeat Says:

    a proposito degli offlaga, sabato su on repeat va in onda una intervista a max collini (e una ad appino degli zen circus)…
    e sempre a proposito di interviste, domani qui sul blog posterò quella a bianconi dei baustelle. anche io amen l’ho rivalutato: non che all’inizio non mi piacesse, ma questo è un disco che riesci ad apprezzare meglio solo dopo un po’ di ascolti, specie se si parte prevenuti come il sottoscritto. per esempio, non mi ero accorto che alfredo è una canzone bellissima. e infatti sabato a sassari vado a sentirli con molto piacere… il disco è bello, non c’è niente da fare.
    PS i sunny day li trovi anche nella sezione podcast, hanno fatto tre pezzi live per una vecchia puntata di on repeat…

  3. corrado zedda Says:

    Si, ho saputo che i Baustelle suoneranno solo a Sassari. Non rimpiangeranno l’acustica del “Transilvania”…
    Ok per sabato, ti registro direttamente dall’i pod.
    Corrado

  4. Sergio Says:

    Prendo fiato.
    Per punti sintetici:

    Non sarei arrivato a dire che “Hercules and Love Affair” riconcilia con la dance dal punto di vista dance, ma il disco è piacevole e blind merita parechio.

    “Dig Lazarus Dig!!!” alla fine non sono ancora riuscito ad ascoltarlo, colpa attribuibile almeno in parte al singolo, rimedierò quanto prima.

    “Sunday at Devil Dirt” devo ancora assimilarlo bene. Convengo nel definire Seafaring Song un pezzo meraviglioso.

    I Vampire Weekend invece proprio non riesco a sopportarli, a me sì che stanno antipatici come dovrebbero, ciò detto non sono ancora riuscito a capire se sono l’eccezione o se faccio parte della regola.

    Per ora poca roba davvero quest’anno; anche se un ascolto, per quanto frettoloso, di Third dei Portishead sembrerebbe smentirmi.

    Qui si aspetta il commento al live dei Baustelle, che si dice non essere il loro punto forte.

  5. onrepeat Says:

    ho un po’ rinunciato all’idea di un report classico (avrei voluto raccontare tutta la giornata, abbastanza delirante) quindi scrivo due cose sbrigativamente qui: i baustelle sono una band molto fredda e questo può non piacere, però l’acustica del teatro verdi era una meraviglia e la band ha suonato bene. insomma, la situazione mi è piaciuta, mi sono cantato un po’ di canzoni, quindi complessivamente il concerto è stato un buon concerto…
    (http://nicomassa.wordpress.com/2008/04/29/alle-2330-di-sabato-sassari-si-spegne/)

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