On Repeat chart Italia 2008

1. Le luci della centrale elettrica, Canzoni da spiaggia deturpata (La tempesta)
2. Bachi da pietra, Tarlo terzo (Wallace)
3. Afterhours, I milanesi ammazzano il sabato (Universal)
4. Bugo, Contatti (Universal)
5. Father Murphy, …And He Told Us to Turn to the Sun (Boring Machine)
6. Blake/e/e/e, Border Radio (Unhip Records)
7. Mojomatics, Don’t Pretend That You Know Me (Ghost Records)
8. La Man Avec Les Lunettes, Plaskaplaskabombelibon (Zahr records/My Honey)
9. Trees of Mint, Micro Meadow (Here I Stay)
10. Baustelle, Amen (Warner)
11. Love Boat, Imaginary Beatings of Love (Alien Snatch! Records)
12. Three in One Gentlemen Suit, We Built Today (Black Candy)
13. Marta Sui Tubi, Sushi e coca (Tamburi usati)
14. Offlaga Disco Pax, Bachelite (Santeria)
15. Chewingum, La seconda cosa da andare (Taffuzzy/ Marinaio Gaio)

C’è voluto un po’ per partorire questa chart, tanto più che dopo un paio di mesi l’ho leggermente modificata. Nella precedente versione dicevo anche che mancavano all’appello due o tre dischi su cui avevo qualche dubbio e che ora invece sono presenti (in particolare su quello dei Love Boat, che era uscito proprio sul finire dell’anno, ma poi mi sono accorto che era un dubbio cretino). E insomma, eccola qui, finalmente definitiva. Diciamo che non poteva essere che così. Detto in modo chiaro, Canzoni da spiaggia deturpata si candida ad essere molto di più del disco italiano del 2008 e i Bachi da pietra hanno piazzato il terzo disco bellissimo consecutivo, forse, addirittura, il loro più bello – per chi ha orecchie e voglia di ascoltare. Per il resto. Gli Afterhours mi piacciono più ora di prima, e questo la dice lunga su come stiano invecchiando bene. Fanno quel che vogliono senza paura di perdere quella posizione istituzionale, di primato e supremazia, che hanno conquistato nell’ambito del rock italiano. Laddove altre band dei novanta si sono perse da tempo in una lunga sequenza di noia, gli Afterhours hanno fatto il disco più disorientante della loro carriera. Bugo cambia pelle per rimanere sempre lo stesso. Stavolta l’abito è elettropop, la confezione scintillante, l’investimento – in termini di immagine, videoclip, marketing – cospicuo. Però Bugo è sempre lui. E si rilancia in grande stile dopo un disco, Sguardo contemporaneo, in cui aveva cominciato a dare segni di stanchezza. I Father Murphy hanno pubblicato un gran bel disco, profondamente personale, quasi inaspettato, sempre più distante dalla psichedelia ombrosa delle origini in nome di un suono che si avvicina, piuttosto, a certi Liars. Molto ingrigante il progetto dei Blake e/e/e, ovvero la band che raccoglie l’eredità dei Franklin Delano. L’alt country incontra gli Akron Family e i PIL. Non sempre perfettamente a fuoco e ben amalgamato, ma il disco è notevole. I Mojomatics sono riusciti a riconciliarmi con un certo modo di fare rock che avevo un po’ trascurato. Rock’n’roll scritto e suonato benissimo, con grandi canzoni. Dal vivo anche più convincenti. I Le Man Avec Les Lunettes sono ormai la band indie pop italiana per definizione e il nuovo disco sta qui a dimostrarlo, con alcune grandi canzoni che fanno il paio con i piccoli classici già contenuti nel disco dell’anno scorso. Trees of Mint ha convinto con un suono molto dilatato, defilato, dove la scrittura briosa della prima parte del disco cede il passo alla maggiore malinconia della seconda parte. Tra dilatazioni (s)low e certi cantautori americani. I Baustelle hanno pubblicato probabilmente il disco più controverso dell’anno. Sempre più pop, musicalmente capaci di acchiappare il pubblico generalista, eppure riescono a farlo in un modo che è ancora, in qualche modo, spostato. Non perdonargli la svolta mainstream sarebbe fare un torto ad una band che riesce ancora a convincere in pieno con i testi (profetici, in alcuni casi: il liberismo ha i giorni contati, no?) e sa scrivere grandi canzoni. Forse il disco risulta troppo barocco, lezioso, e questo nuocerà al suo invecchiamento, ma per il momento va bene così. I Love Boat andrebbero visti dal vivo. Il disco certo è un buon disco di garage pop caramelloso e sguaiato, ma il potenziale della band si esprime alla grande soprattutto nei live incendiari. Dei Three in One Gentlemen Suit abbiamo detto bene tante volte in radio. Gran bel disco sorretto non solo da una impalcatura musicale potentissima, ma anche da una scrittura di canzoni molto più curata che in passato. I Marta Sui Tubi potrebbero essere altro da quello che sono. Potrebbero essere una band di massa. Una band per il grandissimo pubblico. C’è la voce di Giovanni, un gusto melodico in grado di acchiappare senza riserve, un certo populismo che ne contraddistingue testi, atteggiamenti e uscite live. Eppure non lo sono. Perché si complicano la vita da soli – musicalmente parlando – perché hanno scelto la strada dell’autoproduzione piuttosto che quella del contratto con la major, perché sono bravi. E meritano tutto il nostro rispetto. Gli Offlaga Disco Pax confermano di essere grandi pur convincendo meno rispetto all’esordio. Sarà forse qualche pezzo non riuscito, sarà la rilassatezza maggiore delle strutture musicali, però complessivamente ci si aspettava di più. Capolavori come Cioccolata IACP, Venti minuti, Onomastica bilanciano però in maniera grandiosa quello che non va. I Chewingum hanno conquistato una posizione in classifica anche in virtù del fatto che sono stati uno degli album italiani che ho ascoltato di più in assoluto. Indie pop in italiano con testi intelligenti e melodie briose.

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Una Risposta to “On Repeat chart Italia 2008”

  1. Stazione K Says:

    Un paio non li conosco e forse ora dubito riuscirò a recuperarli; devo dire che io ne ho apprezzato molto altri che vedo mancano e non mi hanno convinto alcuni “grandi” qui presenti; ma anche questo direi che è un segno della vitalità di questa stagione italiana, se orecchie diverse sono rimaste soddisfatte😉
    Piuttosto pensavo che i Rio Mezzanino sarebbero rientrati trai tuoi gusti…

    ps – happy new year!

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