Woods, Rain On

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Ormai l’hype che si è scatenato verso la scena di Brookyln e etichette come la Woodsist è tale che ogni cosa che esce fuori da lì sembra avere le stimmate della grazia. Anche se in questo caso la grazia è vestita di straccetti lo-fi folk, di suoni sporchi registrati su cassettina, di una nuova indolenza che sembra la risposta di una nuova generazione alla crisi economica mondiale e conseguenti ricadute sulla vita e le speranze delle persone (le Vivian Girls che cantano di “non credere in niente”, che ripetono “no” per l’intera durata, invero brevissima, della canzone omonima, il Nathan Williams che è “coooosì annooooiato” e che non ha “nessuna speranza”: l’attitudine, va detto, è disincantata e ironica). Ma qui forse (probabilmente) si esagera con le considerazioni generali. Ora ci sono questi Woods, da Brooklyn, che hanno pubblicato la loro cassettina di ordinanza per Woodsist/Fuck It Tapes, e che ora vengono segnalati in pompa magna qui e là anche grazie ad un pezzo come Rain on,  con giro di chitarra e voce nasale alla Neil Young, giusto più acidognola. La registrazione è sporchissima, come si confà allo zeitgeist dell’underground statunitense da lidi weird garage al revival indie pop – e a tutto quello che ci sta in mezzo. Il disco, carino, si può racchiudere dentro la definizione psych folk, con buona approssimazione. Esce in aprile e si intitola Songs of Shame.

MP3. Woods, Rain on

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